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11/22/2008

Le profezie di Padre Pio




Messaggi di Gesù a Padre Pio



L'ora dei castighi è vicina, ma manifesterò la Mia Misericordia.

La vostra epoca sarà testimone di un terribile castigo. I Miei Angeli prenderanno cura spirituale di annientare tutti coloro che si burlano di Me e che non crederanno alle Mie profezie.

Uragani di fuoco saranno scagliati dalle nuvole, e si estenderanno su tutta la terra. Temporali, tempeste, tuoni e piogge ininterrotte, terremoti copriranno la terra durante tre giorni. Seguirà allora una pioggia di fuoco ininterrotta, per dimostrare che Dio è Signore della creazione.

Coloro che sperano e credono nella Mia Parola non dovranno temere, nè dovranno temere nulla coloro che divulgheranno il Mio messaggio, perchè non li abbandonerò. Nessun male sarà fatto a coloro che sono nelle Mie Grazie, e che cercheranno la protezione della Madre Mia.

Per prepararvi a questa prova, vi darò dei segni e delle istruzioni. La notte sarà freddissima, il vento spunterà, il tuono si farà sentire. Chiudete tutte le porte e tutte le finestre. Non parlate con nessuno di fuori. Inginocchiatevi davanti al vostro Crocifisso; pentitevi dei vostri peccati; pregate Mia Madre di ottenere la Sua protezione.

Non guardate fuori durante il terremoto, perchè l'ira del Padre Mio è santa, non sopportereste la vista della Sua ira...

Nella terza notte cesseranno i terremoti ed il fuoco, ed il giorno dopo il sole risplenderà di nuovo. Gli angeli scenderanno dal cielo e porteranno sulla terra lo spirito della pace. Un terzo dell' umanità perirà...

Messaggi profetici di Padre Pio

(Tratti dal libro "I grandi Profeti" di Renzo Baschera)


Il mondo sta andando verso la rovina. Gli uomini hanno abbandonato la giusta strada, per avventurarsi in viottoli che finiscono nel deserto della violenza... Se non ritorneranno subito ad abbeverarsi alla fonte dell'umiltà, della carità e dell'amore, sarà la catastrofe.


Verranno cose tremende. Io non riesco più a intercedere per gli uomini. La pietà divina sta per finire. L'uomo era stato creato per amare la vita, ed è finito per distruggere la vita...


Quando il mondo è stato affidato all'uomo era un giardino. L'uomo lo ha trasformato in un rovaio pieno di veleni. Nulla serve ormai per purificare la casa dell'uomo. È necessaria un'opera profonda, che può venire solo dal cielo.


Preparatevi a vivere tre giorni al buio totale. Questi tre giorni sono molto vicini... E in questi giorni rimarrete come morti, senza mangiare e senza bere. Poi tornerà la luce. Ma molti saranno gli uomini che non la vedranno più.


Molta gente scapperà sconvolta. Ma correrà senza avere una meta. Diranno che a oriente c'è la salvezza e la gente correrà verso oriente, ma cadrà in un dirupo. Diranno che a occidente c'è la salvezza e la gente correrà verso occidente, ma cadrà in una fornace.



La terra tremerà e il panico sarà grande... La terra è malata. Il terremoto sarà come un serpente: lo sentirete strisciare da tutte le parti. E molte pietre cadranno. E molti uomini periranno.



Siete come formiche, perchè verrà il tempo in cui gli uomini si toglieranno gli occhi per una briciola di pane. I negozi saranno saccheggiati, i magazzini saranno presi d'assalto e distrutti. Povero sarà colui che in quei giorni tenebrosi si troverà senza una candela, senza una brocca d'acqua e senza il necessario per tre mesi.



Scomparirà una terra... una grande terra. Un paese sarà cancellato per sempre dalle carte geografiche... E con lui verrà trascinata nel fango la storia, la ricchezza e gli uomini.



L'amore dell'uomo per l'uomo è diventato una vuota parola. Come potete pretendere che Gesù vi ami, se voi non sapete amare nemmeno quelli che mangiano alla stessa vostra tavola?... Dall'ira di Dio non saranno risparmiati gli uomini di scienza, ma gli uomini di cuore.

10°

Sono disperato... non so più che cosa fare perchè l'umanità si ravveda. Se continuerà su questa strada, l'ira tremenda di Dio si scatenerà come un fulmine tremendo.

11°

Una meteora cadrà sulla terra e tutto sussulterà. Sarà un disastro, molto peggiore di una guerra. Molte cose saranno cancellate. E questo sarà uno dei segni...

12°

Gli uomini vivranno una tragica esperienza. Molti verranno travolti del fiume, molti verranno inceneriti dal fuoco, molti verranno sepolti dai veleni... M io rimarrò vicino ai puri di cuore.

Maggio sarà un mese tragico

L'arcangelo Michele e l'arcangelo Gabriele sono lieti di annunciarvi la venuta di vostro fratello in Cristo, Padre Pio...

Eccomi qui, care sorelle, in questa casa dove non ero mai venuto prima d'ora... Sono lieto di essere qui, fra voi. Vedete, per me il tempo non esiste. Tenete però presente che tutto quello che vi ho detto si realizzerà chiedo a tutti di pregare per il mondo intero... Avrete dei momenti tragici... State attenti al mese di maggio. Vedo ancora dei terremoti, delle alluvioni... Vedo del sangue. Povera Italia... sta andando verso una brutta violenza. Pregate, pregate, affinchè la pietà di Dio risparmi qualcosa. Pregate per i tre giorni di buio che vivrete... Ma non lasciatevi smarrire. Vi saluto e vi benedico... Che il Signore vi aiuti, perchè di aiuto ne avrete molto bisogno.

Tutto si fermerà per tre mesi
L'arcangelo Michele e l'arcangelo Gabriele sono lieti di annunciarvi la venuta di vostro fratello in Cristo, Padre Pio...

Sono giunto tra voi per darvi un messaggio di speranza... ma è anche un messaggio tragico. Gli avvenimenti che ho annunciato da tempo stanno precipitando. Il mondo va ormai verso la rovina totale. Ci saranno enormi cataclismi. Vedo dall'alto la terra come una enorme palla avvolta da nubi infuocate... Sono disperato... Non so più come fare... Pregate, pregate, pregate e preparatevi. Vi ho già detto che verranno a mancare le cose più essenziali. Fate delle provviste, almeno per tre mesi... Tutto precipiterà in pochissimo tempo. Quando ve ne renderete conto, avrete già la valanga addosso. L'umanità è vicina al baratro... Cercate di stare vicini, di aiutarvi, perchè avrete bisogno l'un l'altro di aiuto. Il ritorno di Cristo non è vicino... ma manca poco. Preparatevi... Sono angosciato. Molti uomini hanno davanti il precipizio e non lo vedono.


Parla Padre Pio

(Messaggio ricevuto dalla carismatica A.S)

Non ci sono mezzi termini per annunciare il Castigo che avverrà. Tu, piccola A., ascolta bene: non ti crucciare troppo per questo e per quello e redigi gli scritti importantissimi che Dio ti darà. Ogni colpa sarà lavata, ogni peccato purificato e presto, molto presto, arriverà l'Armata Rossa. Ma voi non giudicate, accoglieteli come fratelli, figli dell'unico Dio. Essi verranno armati di molte parole da spargere per spegnere il sentimento della fede nel cuore umano. Ma voi direte sempre questo ritornello:"Siamo figli di Dio, e tali vogliamo rimanere. Nessuno ci strapperà la fede dal nostro cuore, perché siamo stati rigenerati dal Sangue di Gesù Cristo Dio e con Lui, per Lui e in Lui riporteremo vittoria".

E queste frasi le dovrete ripetere anche migliaia di volte, fino a stancarli, fino a deluderli, fino a reprimerli, così che snervati, fidati, ritorneranno nelle loro case. Hanno paura di una sola cosa, questi uomini: della fede di Colui che guida il popolo italiano nella Chiesa, il Santo Padre. Vestito di bianco appare loro come una figura temibile e certamente inopportuna per il loro piano diabolico. Essi non sanno come eliminarlo.

Perciò ricordatevi: fedeltà a tutta prova al Santo Padre, pietà profonda per coloro che sono inviati a strappare la fede, ma non ci riusciranno! Le porte dell'Inferno giammai prevarranno contro la Chiesa di Cristo Dio!

Risolviti, piccina cara A., a dire molte serie parole di preparazione, perchè il Castigo è pronto e principalmente sarà questo: che coloro che hanno fatto del Sacerdozio una comoda poltrona per i propri gusti e comodi, gli sarà tolta, e in malo modo.

Non vi conturbate, però, voi anime semplici e pure che Dio vi farà agire in modo meraviglioso, opererete portenti, e stabilirete così un accordo con i vostri persecutori che, donandovi la loro attenzione, porterete indietro dalle loro posizioni sbagliate. Essi riprenderanno il cammino giusto della vita e diranno:"Abbiamo cercato di ottenebrarli, ma loro, con la loro luce, ci hanno umiliati".

Ed ecco che così si riporterà una grande vittoria spirituale e gli animi esulcerati saranno curati. Essi ritorneranno nella loro Patria ma cambiati e, nello stesso tempo, molti, qui, si saranno purificati giacche la Gerarchia corrotta e insolente deve pur purgarsi, mentre i buoni sacerdoti diventeranno Angeli di luce che rischiarano le tenebre.

Pace a voi, figli del mio cuore, e un abbraccio da Padre Pio da Pietralcina.

Gesù purtroppo ha ragione di lamentarsi della nostra ingratitudine

Una dolorosa apparizione
Mio carissimo padre,
venerdi' mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesu'.
Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostro' una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici; di questi chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo dele vesti sacre.
La vista di Gesu' in angustie mi dava molta pena, percio' volli domandargli perche' soffrise tanto. Nessuna risposta n'ebbi.
Pero' il suo sguardo si riporto' verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritiro' lo sguardo ed allorche' lo rialzo' verso di me, con grande mio orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote.
Si allontano' da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: "Macellai!".
E rivolto a me disse: "Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io saro' per cagione delle anime da me piu' beneficate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo della mia agonia, figlio mio, non bisogna dormire.
L'anima mia va in cerca di qualche goccia di pieta' umana, ma ohime' mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. L'ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono piu' gravosa l'agonia.
Ohime' come corrispondono male al mio amore! Cio' che piu' mi affligge e' che costoro, al loro indifferentismo, aggiungono il disprezzo, l'incredulita'.
Quante volte ero li' li' per fulminarli, se non fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate...
Scrivi al tuo padre e narragli cio' che hai visto ed hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al padre provinciale...".
Gesu' continuo' ancora, ma quello che disse non potro' giammai rivelarlo a creatura alcuna di questo mondo.
Questa apparizione mi cagiono' tale dolore nel corpo, ma piu' ancora nell'anima, che per tutta la giornata fui prostrato ed avrei creduto di morirne se il dolcissimo Gesu' non mi avesse gia' rivelato...
Gesu' purtroppo ha ragione di lamentarsi della nostra ingratitudine! Quanti disgraziati nostri fratelli corrispondono all'amore di Gesu' col buttarsi a braccia aperte nell'infame setta della massoneria!
Preghiamo per costoro acciocche' il Signore illumini le loro menti e tocchi il loro cuore.
Fate coraggio al nostro padre provinciale, che copioso soccorso di celesti favori ne ricevera' dal Signore.
Salutatemi il padre provinciale e ringraziatelo per me dell'applicazioni.

MESSAGGIO A SUOR FAUSTINA KOWALSKA


MESSAGGIO A SUOR FAUSTINA KOWALSKA



Il Vaticano ha tutt'ora allo studio il processo di beatificazione

di questa veggente Polacca, nata nel 1905 e morta nel 1938.

Annunciò con otto anni di anticipo l'inizio della seconda guerra

mondiale e predisse esattamente il giorno, il mese e l'anno della

propria morte. Il Signore le rivelò durante una visione:



"Scrivi questo: prima che io ritorni come giudice, giungerò come

Re della Misericordia. Un grande segno della croce precederà il

giorno della giustizia. Questo avverrà poco tempo prima dell'ultimo

giorno. Voglio bene alla Polonia in modo speciale. Se sarà fedele

la eleverò in potere e santità.

Dalla Polonia verrà la favilla che preparerà il mondo alla mia

ultima venuta".

La Bibbia un libro simbolico?


"Per queste cose i Giudei mi assalirono nel tempio e tentarono di uccidermi. Ma l'aiuto di Dio mi ha assistito fino a questo giorno, e posso ancora rendere testimonianza agli umili e ai grandi. Null'altro io affermo se non quello che i profeti e Mosè dichiararono che doveva accadere, che cioè il Cristo sarebbe morto, e che, primo tra i risorti da morte, avrebbe annunziato la luce al popolo e ai pagani".
Mentr'egli diceva queste cose in sua difesa, Festo disse ad alta voce: "Paolo, tu vaneggi; la molta dottrina ti mette fuori di senno".
Ma Paolo disse: "Non vaneggio, eccellentissimo Festo; ma pronunzio parole di verità, e di buon senno".

(Atti 26, 21-25)

Dunque Paolo ha anche rischiato la vita per parlare della resurrezione. Paolo afferma addirittura: "null'altro io affermo se non che [...] Cristo sarebbe morto e che, primo tra i risorti da morte [...]".

Null'altro! Vi sembra un linguaggio simbolico? Paolo avrebbe potuto spiegarlo ai suoi persecutori e dire loro che era un semplice modo di dire che Gesù aveva in un certo senso vinto se stesso. Sarebbe stato un discorso più normale e i suoi persecutori avrebbero capito.

Ancora:

E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti. Altrimenti, che cosa farebbero quelli che vengono battezzati per i morti? Se davvero i morti non risorgono, perché si fanno battezzare per loro?
(1 Cor 15, 29)

Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a Efeso contro le belve, a che mi gioverebbe? Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo.
(1 Cor 15, 32)

Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un'altra nello splendore. Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale.
(1 Cor 15, 41-44)

Vi sembrano affermazioni simboliche? Tuttavia, è anche vero che Gesù Cristo ci ha parlato di una resurrezione interiore che avviene qui, su questa terra, che può avvenire ora, perché è proprio ora che l'umanità è morta a causa del peccato, e vive nel senso di smarrimento, nell'incapacità di andare oltre le illusioni, di andare oltre il proprio io, l'incapacità di amare fino in fondo.

Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio.
(Colossesi 3,1)

Esistono quindi 2 resurrezioni: una resurrezione spirituale ed una corporale. La Bibbia spiega e mostra questo chiaramente e in definitiva afferma:

Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo
(1 Tess 4, 16)

Paolo quindi parla di morti in Cristo e risorti in Cristo: in definitiva è la stessa cosa, chi è morto in Cristo è anche risorto in Cristo perché Cristo è storicamente morto e storicamente risorto. Risorgeranno i morti in Cristo: che cosa può significare se non che ci sarà in futuro un evento grandioso in cui coloro che hanno annullato il proprio IO e che hanno impostato la loro vita sulla roccia del Cristo, che cioè sono morti e risorti in Cristo, realmente e corporalmente risorgeranno?

Leggere la Bibbia è importante. Ancora più importante è leggerla bene e complessivamente.

Le profezie di Merlino


Le cosidette profezie di Merlino sono state diffuse per la

prima volta a Venezia verso il 1280, Le profezie sono poche

e sono rimaste indecifrate fino ai nostri tempi.



Nel presagio 164 si dice per esempio:



"Quando la Santa Madre del Signore comparirà in più parti e

quando Pietro avrà due nomi, sarà tempo di prepararsi perchè

l'ora sesta sarà vicina."


Le frequenti apparizioni della Madonna in tutto il mondo e
il successore di Pietro che assume due nomi - Giovanni Paolo II
non lasciano dubbi: l'ora sesta è alle porte.
- l'ora sesta simboleggia l'ora delle tenebre, dello smarrimento,
della morte. Il riferimento è all'ora sesta di Gesù quando avvenne
la sua morte in croce

Il presagio 230 dice:

"Nei tempi finali tutto il mondo sarà una grande Babilonia.
E sarà l'ultima Babilonia, perchè il vizio, la corruzione,
l'inganno e la mancanza d'amore finiranno per distruggere l'uomo".
Babilonia è il simbolo del decadimento morale, dell'imbabarimento
dell'uomo, ormai preso nella spirale degli interessi materiali e
staccato completamente dalle leggi della natura.
Nelle profezie vi sono anche dei segni che riguardano la chiesa
Cattolica.

Nel presagio 308 si legge:

"Da Roma partirà una scomunica, mentre la guerrà sarà cruenta in
Gerusalemme. Dopo la festa ci sarà il saccheggio.
Pietro e Paolo saranno allontanati da Roma e molti saranno
condannati all'esilio."
Il vaticinio indica la persecuzione dei veri cristiani.
Infatti ci dicono alcuni veggenti: "Alla fine, la comunità cristiana
non sarà più numerosa di quella che era all'inizio.
E anche gli ultimi cristiani scenderanno nelle catacombe, perchè
saranno perseguitati come all'inizio.
L'abbandono della sede romana da parte del successore di Pietro
è una preveggenza comune a molti profeti.
Ad esempio, nei messaggi ermetici del Padre Questuante che visse
nel XVII secolo, si dice testualmente:
"La chiesa ritornerà a Nazareth e la chiesa di Roma ritornerà
all'impero".
Il cristianesimo ritornerà cioè alla povertà e alla semplicità di
un tempo. E qui risorgerà, per portare alle genti ancora una parola
di speranza.
Diversi presagi del veggente Merlino evocano l'abbandono di Roma da
parte della sede papale. Ciò avverrà nel tempo in cui

"Gerusalemme sarà completamente cambiata.
Il presagio 321 dice infatti:

"Nella grande isola del mare giungerà Paolo, quando Gerusalemme
sarà mutata. E solo una parte del clero seguirà Paolo nell'isola."
Il dragone aprirà comunque il tempo delle tribolazioni.
Il presagio 327 dice a questo proposito:

"Verso la fine il sole e la luna cambieranno, I grifoni verranno a
mangiare il grano. I regni saranno riempiti di lacrime.
Il sole soggiornerà in oriente e la luna in occidente; e non
faranno più i loro corsi. Al tempo in cui gli uomini e le donne
figlieranno più raramente, la gente perderà la fede.
Il mondo sarà tremendamente cattivo. I piccoli saranno schiacciati.
I grifoni voleranno in Egitto."
I grandi turbamenti dei cieli diranno dunque che agli uomini che
la fine è alle porte. Sarà allora che il dolore cadrà sulla terra
come una pioggia primaverile.
Questa profezia si può considerare la radiografia del tempo che
precederà la fine di un epoca.
Si tratta del nostro tempo, poichè è la nostra generazione
che frena l'incremento delle nascite; ed è ancora la nostra
generazione che ha abbandonato la fede autentica, per prostituirsi
al potere del denaro.
E' intorno a noi che i poveri vengono sciacciati, perchè non hanno
alcun peso sul piatto della bilancia del potere.
I Grifoni simboleggiano un periodo di carestia, previsto d'altra
parte in altri messaggi profetici.

Profezie di Nostradamus


I,44 IN BREVE SARANNO DI RITORNO I SACRIFICI,

CONTRAVVENTORI SARANNO MESSI AL MARTIRIO:

PIU' NON VI SARANNO FRATI, ABATI E NOVIZI,

IL MIELE SARA' MOLTO PIU' CARO DEL CERO.



V,46 PER CAPPELLI ROSSI DISPUTE & NUOVI SCISMI,

QUANDO SI AVRA' ELETTO IL SABINESE:

SI PRODURRANNO CONTRO DI EGLI
GRANDI SOFISMI,

E SARA' ROMA OFFESA DAGLI ALBIGESI.

interpretazione: Tra i Cardinali ci saranno dispute e scismi
quando verra' eletto un sabinese (?)
ci saranno di lui grandi discorsi falsi e roma sara' in
mano a degli eretici

I,53 LA' CHE SI VEDRA' GRANDE POPOLO TORMENTATO,
E LA LEGGE SANTA IN TOTALE ROVINA,
CON ALTRE LEGGI (SARA' TENUTA) TUTTA LA CRISTIANITA'
QUANDO D'ORO E D'ARGENTO (sara')TROVATA NUOVA MINIERA.

I,157 MARTE CI MINACCIA CON FORZA BELLICA.
SETTANTA VOLTE FARA' IL SANGUE SPARGERE:
AUGE & ROVINA DELL' ECCLESIASTICO,
E PIU' A QUELLI CHE DA LORO NULLA VORRANNO INTENDERE.

VIII,98 DALLE GENTI DI CHIESA IL SANGUE SARA' SPARSO
COME DALL'ACQUA IN COSI GRANDE ABBONDANZA,
CHE DA LUNGO TEMPO NON SARA' RICORDATO,
DI FRONTE AL CLERO ROVINA E DOGLIANZA.

Storia Della Reincarnazione

(Titolo originale: LA REINCARNAZIONE ATTRAVERSO LA STORIA, LA FILOSOFIA, LA RELIGIONE)

Parlare di una storia della reincarnazione risulta arduo e semplice allo stesso tempo. Arduo in quanto non è possibile individuare un percorso evoluzionistico vero e proprio della teoria della reincarnazione attraverso i secoli e le civiltà. Tuttavia, l'idea della reincarnazione, essendo presente come consapevolezza fin dai primordi dell'umanità porta con sé numerose date, avvenimenti e studi strettamente dipendenti tra loro che nell'insieme, sì, formano una loro storia.
Molte popolazioni primitive hanno creduto e credono tutt'oggi che un individuo non muoia mai veramente e possa tornare a rivestire sembianze umane, soprattutto nell'ambito di uno stesso nucleo familiare. E' il caso degli indiani tlingit dell'Alaska sud-occidentale, che giungono ad augurarsi la morte di un malato o di un indigente della loro comunità per vederlo ritornare in una condizione psico-fisica più favorevole.
Gli studi reincarnazionisti, secondo alcuni, partirebbero dalla cultura caldeo-mesopotanica, da cui poi nacquero le civiltà egizie e quelle indiane.
In Egitto, il testo più importante e noto di cui si ha notizia è il "Libro dei Morti", una sorta di guida per l'aldilà rivolta a tutte le anime in procinto di abbandonare il corpo fisico o che hanno già superato la soglia della dimensione terrena. Ma gli egizi oltre a credere nella vita dopo la morte avevano certezza anche della reincarnazione. Del resto, molti nomi di re dell'antico Egitto celavano significati inequivocabili. Amonemhat I, ad esempio, stava ad indicare "colui che ripete le nascite" e Sensurert I "colui le cui nascite vivono".(1)
Le prime teorie sulla reincarnazione in India risalirebbero, invece, al IX o all'VII sec. a.C. e, in particolare, nelle Upanisad, (dal sanscrito "Sedersi ai piedi del maestro"), testi sacri dell'Induismo risalenti all'incirca all'800 a.C. si troverebbe già l'idea del Karma sviluppata in tutte le sue sfaccettature. Ogni individualità torna sulla terra con una condizione personale differente a seconda del bene o del male commesso. E anche nel Bhagavadgita (dal sanscrito "Il canto del beato"), testo del III sec. a. C., si da un senso alla reincarnazione considerando l'anima (in sanscrito: atman) come un'entità staccatasi dal suo assoluto (brahaman) e che solo attraverso una purificazione, possibile dopo numerose reincarnazioni, potrà tornare ad unirsi ad esso.
In seguito, anche il Buddismo, nato sempre in India nel VI sec. a.C., abbracciò l'idea della reincarnazione e con essa la legge del karma. La sola differenza tra queste due correnti è che se per l'induismo l'anima mantiene la propria individualità, con tratti personali inalterati, nel corso delle sue numerose esistenze, per il buddismo la reincarnazione avviene con una totale depersonalizzazione. Sia l'induismo che il buddismo ritenevano comunque che l'anima potesse trasmigrare indifferentemente da un uomo a un animale (metampsicosi) a seconda del premio o castigo che gli era stato comminato. Le teorie più avanzate in tale campo, invece, ritengono che ciò non sia possibile, in quanto compito dell'anima è quello di evolversi ed essa non può tornare indietro. Tuttavia, la convinzione che l'anima di un uomo malvagio potesse reincarnarsi nel corpo di un animale la si ritrova anche in Occidente nelle teorie platoniche e neoplatoniche, pur non avendo subito queste ultime alcuna influenza dalle dottrine indiane.
Platone (Atene 427-347 a.C.), uno dei più importanti filosofi greci di cui rimangono integralmente le numerosissime opere, nei suoi scritti sostenne l'immortalità dell'anima e la sua rinascita, nonché la possibilità da parte di questa di ricordare limpidamente alcune o tutte le sue esistenze precedenti.
Dal Menone può leggersi:
"L'anima essendo immortale, essendo rinata più volte e avendo visto tutte le cose che esistono sia in questo mondo che nell'altro, ha conoscenza di tutte; e non è meraviglia che essa possa ricordare tutto ciò che ha conosciuto sulla virtù e su ogni altro argomento perché, dato che tutta la natura è simile e l'anima ha imparato tutte le cose, non vi è difficoltà nel rievocare".
Pitagora (isola di Samo 570-Metaponto 490 ca. a.C.) fu un altro filosofo e scienziato greco a credere nella reincarnazione, di cui però si hanno poche notizie certe. L'unico dato storico a cui poter fare seriamente riferimento è la setta religiosa creata da egli stesso a Crotone nella quale si sosteneva alacremente la trasmigrazione delle anime, "costrette a incarnarsi in successive 'carceri' corporee, umane e bestiali, a causa di una colpa originaria da espiarsi sino alla finale purificazione o catarsi" (2).
Egli credeva inoltre nelle molte rinascite personali. Il suo soprannome era già indicativo: Mnesarchide cioè: "colui che ricorda le sue origini". Egli affermava secondo una tradizione orale tramandata, di essere stato Eraclide e poi Eufonio, ucciso nell'assedio di Troia da Menelao.
L'idea del karma dunque, risulta fortemente presente anche in questi autori. Platone, ad esempio, la propone ne "Le leggi":
"O giovane che fantastichi di essere abbandonato dagli dei, sappi che se divieni peggiore andrai in un'anima peggiore, e in un'anima migliore se migliorerai, e in ogni successione di vita e di morte farai e soffrirai ciò che il simile ha dal simile. Questa è la giustizia celeste alla quale né tu né altri sfortunati si potranno mai vantare di essere sfuggiti".
E un'altra considerazione la si può trovare ne "La Repubblica":
"Anime effimere, una nuova generazione di uomini comincia adesso il ciclo delle sua esistenza morale. Il vostro destino non vi verrà assegnato a caso, ma dovete sceglierlo voi stesse."
I romani, a loro volta, subirono l'influenza dei filosofi greci. Cicerone stesso si convertì al platonismo fino ad affermare, nell'Ortensio:
"Gli antichi, sia che fossero veggenti o interpreti della mente divina nella tradizione delle iniziazioni sacre, sembrano aver conosciuto la verità quando affermavano che siamo nati nel corpo per pagare la pena dei peccati commessi in una vita precedente".
Virgilio (70-19 a.C.), nel sesto libro dell'Eneide, dette voce ad Anchise dall'al di là che nell'istruire il figlio Enea così disse: "Son anime a cui sarà dato il corpo a tempo debito. Frattanto dimorano sulla riva del Lete e bevono l'oblio delle loro vite precedenti".
Ma l'idea della reincarnazione trovò la sua massima espressione con la scuola neoplatonica di Alessandria e in particolare con Plotino (Egitto 205- Campania 270 d.C.) e Origene. Quest'ultimo, tra l'altro, aprì il grande dibattito sulla reincarnazione all'interno del mondo cristiano-cattolico che sfociò poi nella ripulsa da parte del potere ecclesiastico dell'idea di un'anima che possa tornare a farsi più volte carne.
Nato ad Alessandria nel 185 ca e morto a Tiro nel 253 ca d. C., Origene, teologo e scrittore cristiano di lingua greca, fu uno dei più grandi dottori della Chiesa, anche se attualmente non riconosciuto come tale. Egli formulò una dottrina in cui erano presenti molti elementi neoplatonici, predicò la preesistenza dell'anima e la reincarnazione. Secondo Origene:
"L'anima non ha principio né fine. Ogni anima entra in questo mondo fortificata dalle vittorie oppure indebolita dai difetti della vita precedente. Il suo posto in questo mondo, quasi dimora destinata all'onore o al disonore, è determinato dai suoi precedenti meriti. Il suo operato in questo mondo determina il posto che essa avrà nel mondo successivo… Non è forse più conforme a ragione che ogni anima, per certe misteriose ragioni, venga introdotta in un corpo e ivi introdotta secondo i suoi meriti e le sue precedenti azioni?" (2)
Origene, poi, a causa delle sue teorie che indebolivano il potere della Chiesa, in quanto offrivano all'individuo la possibilità di salvarsi da solo attraverso l'espiazione delle proprie colpe, vita dopo vita, fu condannato una prima volta un secolo e mezzo dopo la sua morte nel 399 d.C. in occasione del sinodo di Alessandria. Le sue teorie vennero stigmatizzate una seconda volta nel sinodo di Costantinopoli nel 543 e qualche anno dopo furono pubblicati gli anatemi ma che riguardavano più che altro la trasmigrazione delle anime, cioè la discesa, o caduta, di queste nella dimensione terrena, e non la reincarnazione (farsi più volte carne) in senso stretto. C'è da rilevare inoltre che il concilio fu promosso dall'imperatore Giustiniano e che nessun rappresentante di Roma era presente. Anche gli anatemi pare siano stati formulati ed emessi in una sessione extraconciliare proposta sempre dall'imperatore che costrinse in qualche modo il Papa Vigilio, noto per la sua debolezza, a suggellarli. Nei secoli successivi non ci fu mai esplicita condanna alla credenza nella rinascita, se non l'affermazione, nel Concilio di Lione del 1274 e in quello di Firenze del 1439 che le anime dopo la morte sono destinate ad andare in paradiso, in purgatorio o all'inferno.
D'altro canto, non fu solo Origene a rifarsi alla tradizione ermetica. Molti altri dottori della Chiesa si schierarono più o meno apertamente su questo fronte. Anche Sant'Agostino (354-430), teologo e filosofo, padre della chiesa latina, nei suoi scritti dichiarò senza remore le sue simpatie per il sistema platonico e neoplatonico e lasciò emergere le sue riflessioni sulla reincarnazione. Nel "Contra Academicos" così, scrive:

"Il messaggio di Platone, il più puro, il più luminoso di tutta la filosofia, ha finalmente dissipato le tenebre dell'errore e ora traspare soprattutto attraverso Plotino, così simile al suo maestro che crederesti che Platone sia rinato nella sua persona."
E ancora, nelle "Confessioni", si esprime in tal modo:
"Dimmi, Signore, dimmi se la mia infanzia successe ad altra mia età morta prima di essa? E prima ancora di quella vita, o Dio, mia gioia, fui io forse in qualche luogo o in qualche corpo?"(3)
Dunque, non solo l'induismo e il buddismo, hanno predicato la reincarnazione ma ben altre religioni: l'islamismo, l'ebraismo e, come abbiamo già visto, il cristianesimo, per ben sei secoli consecutivi. Del resto anche nella Bibbia, nonostante i rimaneggiamenti e i riferimenti specifici all'argomento tolti su ordine dell'imperatore Giustiniano a seguito della condanna di Origene, restano ancora oggi alcuni passi indicativi di una credenza comune nel popolo ebraico.
Mosé, in alcuni salmi (90, 3-6) così recita:
"Tu fai tornare i mortali in polvere e dici: 'Ritornate, o figlioli degli uomini'. Perché mille anni agli occhi tuoi, sono come il giorno d'ieri quand'è passato, e come una veglia nella notte. Tu li porti via come in una piena; son come un sogno. Son come l'erba che verdeggia la mattina; la mattina essa fiorisce e verdeggia, la sera è segata e si secca".
Mosé, pare fosse figlio di una principessa reale egizia, sorella di Ramses II e vi sono molte probabilità che egli sia stato iniziato ai misteri del tempio come sacerdote di Osiride e quindi che si rifacesse alla dottrina di Ermete, autore leggendario di testi in lingua greca e di contenuto filosofico-religioso, divenuti noti poi come "scritti ermetici", di natura reincarnazionista.
Anche nei Vangeli i riferimenti alla preesistenza dell'anima e alla possibilità che questa ha di reincarnarsi portandosi dietro colpe e meriti, restano ancora molti. I discepoli di Gesù, sembravano a conoscenza della metampsicosi (dal gr. Metempsýchõsis, passaggio delle anime), teoria secondo la quale le anime sono soggette a successive reincarnazioni. Un primo riferimento lo si ritrova in Matteo, 14, 1-2, in riferimento a Giovanni Battista, decapitato da Erode. Erode stesso sentendo la fama di Gesù divenire sempre più grande, dichiarò ai suoi servitori: "Costui è Giovanni Battista; egli è resuscitato dai morti", e perciò agiscono in lui le potenze miracolose".
E poi nel versetto 16, 13, sempre in Matteo si trova scritto: "Gesù venuto nelle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: chi dice la gente che sia il Figliuol dell'uomo? Ed essi risposero: Gli uni dicono Giovanni Battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno de' profeti".
Un altro riferimento che lascia intendere che gli apostoli fossero a conoscenza della realtà della reincarnazione lo si ritrova nel passo del Vangelo di Giovanni, 9, 1-2,: "E passando vide un uomo che era cieco fin dalla nascita. E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: 'Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?"
Naturalmente nessun individuo può peccare prima della sua nascita a meno che non si dia per scontata la sua preesistenza dell'anima e una colpa derivante da una precedente incarnazione. Il cristianesimo dunque è stato da sempre intriso di riferimenti più o meno espliciti alla reincarnazione e a tutt'oggi la Chiesa cattolica non si ha mai espresso ufficialmente aperta condanna ad essa.
La teoria della reincarnazione, dopo i concili che misero al bando la dottrina di Origene, gradualmente scomparve per poi venire tramandata solo dalle varie discipline esoteriche dei templari, dei cabalisti, dei rosacrociani fino al pensiero rinascimentale. Un nuovo sviluppo si ebbe con l'Illuminismo e il Romanticismo (XVIII e XIX sec.) e alcuni autori come Von Helmont, Kant, Goethe, riportarono nelle loro opere considerazioni sulla reincarnazione.
Nell'epoca contemporanea un forte risveglio spirituale è stato avviato da Rudolf Steiner (Kraljevica, Croazia 1861- Dornach, Basilea 1925), filosofo austriaco fondatore della società antroposofica. Centro di questa dottrina è la distinzione, nell'uomo, di sette principi (dal corpo fisico a quello etereo e astrale, dall'io all'io spirituale, allo spirito vitale e all'uomo-spirito). Con la morte il corpo fisico si dissolve, mentre quelli etereo e astrale accompagnano l'io in un periodo di sonno profondo che precede le successive incarnazione fino al ritorno allo spirito puro.

Un Grazie va alla Dottoressa Elisa Albano per le sue ricerche.

Reincarnazione e Bibbia



Una possibilità di ricominciare: "Un essere umano che non ha avuto tutta la sua parte di vita o che l’ha sciupata deve avere la possibilità di recuperarla in un'altra esistenza. L'uomo deve beneficare di esami di riparazione..."

RISPOSTA - La verità cristiana si articola in 2 affermazioni:

1. Essere sempre pronti. Questa vita non è uno scherzo. La nostra morte è l'incontro supremo con il Dio della Vita alla quale dobbiamo essere SEMPRE pronti. Gesù ci narra la parabola delle vergini sagge e delle vergini stolte che non si erano preparate al ritorno del Signore e che all'ultimo istante erano andate a comprare dell'olio per le loro lampade. Ma al loro ritorno trovarono la porta irrimediabilmente chiusa. Non avremo "esami di riparazione" di fronte al Signore. Il Signore prende sul serio il nostro agire, il nostro cuore. Dobbiamo imparare a spendere bene i giorni che passiamo su questa terra, perché non avremo una seconda opportunità.

2. Il tempo è relativo: "Per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno" (2 Pt 3,8). Il Dio della Bibbia ama talvolta prendersi gioco del tempo quando si tratta di guarire i suoi figli nel corpo o nell'anima. È la storia del ladrone che sulla croce riparò tutti gli errori della sua vita in pochi istanti prima di morire. Ma la vita non è uno scherzo e l'ultimo "si" o "no" alla Verità è preparato da tutti gli atti liberi della nostra vita e li riassume tutti. Del resto, se la nostra vita si esaurisse su questa terra, allora qualsiasi disuguaglianza nella nascita sarebbe un'ingiustizia, un inganno. Se da una parte i cristiani sono chiamati a combattere le forme di ingiustizia e questo come preparazione del Regno, dall'altro sono chiamati a superare ogni forma di materialismo: l'uomo non è fatto di sola carne, l'uomo non è fatto per esaurirsi nella materia, ma sente un indicibile desiderio di andare oltre, oltre ciò che si può misurare, toccare, vedere. "Perché hai visto, hai creduto, Tommaso. Beati coloro che pur non vedendo crederanno".
Il nostro essere aspira ad andare oltre. Non siamo nati per vivere su questa terra. Ma la nostra vita prosegue, trasformata. Quindi nessuna ingiustizia divina, se una persona vi trascorre 100 anni, mentre un'altra solo 10.


L'origine dell'anima dei neonati
: "secondo Platone, il numero delle anime è fisso e immutabile. Esse non possono essere create dal niente, ma preesistono da sempre alla nascita dei neonati. Così le anime dei viventi non possono venire che dai morti".

RISPOSTA - La visione cristiana dell'anima non si rifà a Platone. Dio è Creatore, sempre, e non cessa di creare nuove anime, per i corpi appena concepiti dall'uomo e dalle altre creature. Tuttavia, il libro della Genesi ci mostra una enorme differenza tra l'anima umana, sede della razionalità, dei sentimenti, e quella animale: l'anima umana è immortale perché immagine del Dio vivente. Inoltre l'uomo primordiale, si legge, non è appagato dalla presenza degli animali intorno a sé: segno della differenza profonda che lo separa dal resto del creato. Ciò non toglie che l'uomo possa e debba vivere dal "fratello" con tutto il creato, non come padrone, ma come pro-creatore, che porta avanti cioè l'opera creatrice di Dio.
Se le anime attuali fossero sempre le stesse come si spiega l'aumento vertiginoso della popolazione mondiale? Dove si trovavano quelle anime?


Le disuguaglianze naturali
: "Se Mozart a 5 anni componeva musiche così elaborate, evidentemente deve averle già abbozzate in precedenti vite", pensano gli adepti della reincarnazione. "Perché un bambino nasce mongoloide, mentre suo fratello gemello è superdotato? Evidentemente il primo deve purificarsi da colpe passate, mentre il secondo gode i benefici del suo impegno passato. Ogni azione produce prima o poi il suo effetto buono o cattivo: nell'induismo questa legge cosmica del rapporto causa-effetto e della retribuzione quasi meccanica dei nostri atti si chiama karma".

RISPOSTA - La prima risposta biblica alla visione karmica delle disuguaglianze naturali consiste in una sublimazione della razionalità umana: "Le vie di Dio non sono le vostre vie" (Is 55,8). Le persone handicappate, prive di salute, possono essere dotate di un cuore eccezionalmente capace di amore. Non si tratta necessariamente di persone inaridite dai peccati passati. Inoltre le disuguaglianze naturali sono il semplice risultato della varietà in natura. Come i fiori sono tutti diversi, così è per gli esseri umani: non è necessario scomodare la legge del karma per spiegare le disuguaglianze naturali.


L'esperienza del risveglio dal coma: "dopo l'esperienza del coma alcuni dei risvegliati sono inclini a credere nella reincarnazione; non concepiscono più la morte come un annientamento, ma come una rinascita; morire consente di rinascere per conoscere una nuova vita più serena".

RISPOSTA - Il coma non è esperienza di morte, così, tale esperienza non è di per sé probante. Al contrario, i cristiani hanno la prova storica della Resurrezione del Cristo. Molti testimoni lo videro, poterono testimoniare in presenza di persecuzioni corporali, poterono testimoniare anche quando tutto sembrava finito. E lo fecero. Perché avevano visto.

Alcuni passi biblici: nella Bibbia un personaggio può essere portato ad assumere il ruolo di qualcuno che l'ha preceduto. Per esempio, Eliseo è stato un altro Elia. Allo stesso modo, come precursore del Messia, si aspettava un secondo Elia. Di fatto l'angelo annuncia a Zaccaria che suo figlio "gli camminerà innanzi con la forza e lo spirito di Elia" (Lc 1,17). Questa continuità nella missione non comporta assolutamente identità tra i due esseri.

A maggior ragione Gesù non poteva essere una reincarnazione del Battista, poiché suo contemporaneo! Ma un uomo superstizioso come Erode poteva vedere nella potenza soprannaturale che Gesù di Nazareth sembrava possedere un prolungamento della potenza di cui già godeva il Battista. Mai Gesù o i suoi apostoli pronunciano una parola che si avvicini anche di poco alla credenza della reincarnazione.

Quando gli apostoli suggeriscono come spiegazione della cecità di un cieco dalla nascita un peccato che poteva essere imputato a lui, ciò non prova che pensassero necessariamente a una colpa commessa in un'esistenza anteriore. Potevano semplicemente pensare che questa infermità fosse dovuta, come insegnavano alcuni rabbini dell'epoca, a una colpa commessa dal bambino stesso durante la sua gestazione.

Gesù dal canto suo rifiuta ogni nesso tra la malattia e un qualsiasi peccato. Egli non accenna mai ad un possibile rapporto di causa-effetto tra le disgrazie degli uomini e una macchia contratta in una vita precedente. Gesù non indirizza i nostri passi verso il passato, ma verso il futuro. Ciò che davvero conta è farsi trovare pronti alla venuta di "Colui che viene come un ladro" (Mt 24,43).


Ulteriori contrasti

1. Siamo una triunità. La reincarnazione sottende inoltre un concetto che sembra scontato, ma che non lo è affatto: il corpo sarebbe solo un involucro. Paolo afferma che ciascuno di noi è "spirito, anima e corpo" (1 Ts 5,23). Noi non siamo solo l'anima, ma siamo anche lo spirito e il corpo. Siamo una "tri-unità". Dunque non siamo semplicemente un'anima che trasmigra da un corpo all'altro.

2. Salvezza per fede e non per opere. La dottrina della reincarnazione fa ovviamente leva su quella del karma: il destino del nostro essere dipenderebbe dalle nostre azioni. Come se, al termine della nostra vita, dovessimo mettere su un piatto della bilancia il bene e il male che abbiamo commesso; avremo allora un destino migliore se la bilancia pende verso il bene, al contrario avremo un destino peggiore.

Per quanto questa dottrina della "meritocrazia" sia entrata nel sangue dei cristiani, non c'è niente di biblico in tutto ciò.
Nelle sue lettere Paolo afferma categoricamente e con forza che la salvezza dell'uomo è dono di Dio, dono gratuito. Cioè, in altre parole, l'uomo è salvato per grazia. In che modo l'uomo può appropriarsi di questa opera salvifica? Con i suoi meriti personali? No, cari amici. Con i meriti della morte e resurrezione del Cristo, cioè per fede. La fede in Cristo è il nostro mezzo di salvezza.

Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.
(Ef 2,8-9)

L'uomo è giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge.
(Rm 3,28)

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
(Gv 3,16)

La salvezza si ha per fede in Cristo e non per le nostre opere. La Parola di Dio è chiara come il sole. A coloro che pensano di doversi meritare con le opere la salvezza e che pensano che la salvezza per fede escluda ogni valore alle opere, ricordiamo che le opere sono conseguenza dell'amore di un essere rinnovato, reso libero dalla schiavitù dell'IO e del peccato, libero dalla morte. Non sono le opere che ci fanno meritare la vita eterna, ma è la stessa nuova vita che produce in noi opere rinnovate.

Ti prendi gioco della ricchezza della sua bontà, della sua tolleranza e della sua pazienza, senza riconoscere che la bontà di Dio ti spinge alla conversione?
(Rm 2,4).

Non è la nostra opera, la nostra conversione, che ci fa meritare l'amore di Dio, ma l'amore di Dio produce in noi conversione.

Profezia di Giordano Bruno


Giordano Bruno era un Domenicano eretico che venne arso vivo il

17 febbraio 1600.

La parte più interessante della profezia riguarda comunque il tempo

che stiamo vivendo:

"Quando i tempi saranno maturi, l'egoismo e il denaro regneranno

sovrani [...] si vedranno santi e madonne dappertutto, miracoli

e avvenimenti straordinari e ruote di fuoco nel cielo [...]

magia, astrologia, alchimia e satanismo coinvolgeranno molte

persone. Satana sarà presente sulla terra e ingannerà molti.
E molti saranno coloro che lo seguiranno. E molti saranno
coloro che sentiranno la sua presenza.
La veste di Satana sarà sempre seducente. E sarà la veste di
esseri provenienti dal cosmo [...] perchè la Terra è solamente
un granello di sabbia, nella progressione infinita dell'universo.
In quei giorni si saprà finalmente che cosa significhi
l'accartocciarsi del cielo. E un sole nero, nello spazio,
inghiottirà il sole, la luna e tutti i pianeti che girano intorno
il sole. Ricordatevi che, quando prossima sarà la fine, l'uomo
viaggerà nel cosmo e dal cosmo apprenderà il giorno della fine.

E l'uomo si ricordi che molte superbe e ricche città, proprio
quando l'uomo si crederà padrone del cosmo, faranno la fine di
Sodoma e Gomorra.

Le profezie di Paracelso


Paracelso nel 1500 proferi vare profezie sulla fine del mondo:

"Ci sarà un cambiamento totale. Alla civiltà del vitello d'oro

subentrerà la civiltà dell'infanzia. L'uomo ritornerà a vivere

come vivono i bambini, che non conoscono le astuzie, le malizie.

Questo avverrà quando si conterà LX, un po' più, un po' meno.

Tuttavia questo tempo sarà ricordato a lungo. Verrà causata

caduta e capovolgimento, con un leone selvaggio e ruggente.

Ma il leone diventerà come un bambino. In questo tempo l'uomo si renderà conto che il grande sapere causa solo agitazione e
dolore."

"Quando tutti correranno, governeranno molte teste e l'uomo non
capirà che molte teste governano male e che solo una testa
dovrebbe governare. Tante teste cercano il proprio tornaconto.
E il giusto viene scacciato. Nel tempo delle molte teste
cadranno. E una sola sarà la testa. E una sola sarà la spada."

"Sarà necessario distruggere per diventare adulti.
C'è molto travaglio per nulla. Ma il tempo farà capire che
ogni perla non è una vera perla.
Una mano cadrà e farà a tutto a pezzi, se non s'imparerà a
dimenticare il giorno tramontato."

"La resistenza dell'uomo sarà vana.
Guai a chi ferisce il sole!
Guai a chi porta la veste del sole!
Il sole è vita, ma nelle mani dell'uomo diventerà morte." (1)

(1) Chiaro riferimento alla energia nucleare, la forza del sole
che l'uomo crede di controllare.

Segue una profezia su un papa:

"TU che hai il nome di una pietra. E sei una pietra larga e sottile.
Cadrai e cadrai sotto il peso che ha spezzato gl'imperi.
La tua saggezza nel tempo finale sarà definita follia.

Segue una profezia sull'URSS:
"Il grappolo che sembrava così robusto, così compatto, inizierà
a perdere i suoi acini. E la città divisa sarà unita.
E dove prima c'era il grande prato, ci saranno tanti piccoli
prati."

Nelle precedente profezia viene chiaramente indicato lo sfascio
dell'ex URSS che si è separata in tanti stati e viene anche
predetta la avvenuta riunificazione della città di Berlino.

25 Dicembre,e Davvero Nato Gesú?

Il 25 dicembre, in quasi tutto il globo terracqueo festeggiano la natività di Gesù, tra cenoni, feste, regali e consumismo sfrenato, tutti celebrano la nascita di colui che considerano il salvatore dell'umanità, e ciò ha luogo accanto all'albero dinatale e al presepe. Che voi non siate credenti non fa differenza perchè comunqueanche VOI partecipate e sostenete i riti e la religione del Nuovo Ordine Globale.
Da dove nasce il ‘Natale’?
Yule è il nome caldeo per ‘neonato’ o ‘bambino’. Nell’antica Babilonia, il 25 dicembre era noto come il giorno di Yule o il giorno della nascita del figlio promesso. Questo era il giorno della nascita del dio sole incarnato, che appariva come un bambino per redimere un mondo avvolto nell’oscurità. Questo era il credo essenziale del sistema religioso babilonese, dove il “dio sole”, conosciuto anche come “Baal”, era il dio principale di un sistema politeistico. Tammuz era anche adorato come il dio incarnato, o il promesso figlio di Baal, che doveva essere il salvatore del mondo.
-Nell’Enciclopedia Cattolica troviamo che il Natale non era annoverato tra le festività dei primi cristiani. E non lo fu fino alla fine del IV secolo, quando la Chiesa di Roma cominciò ad osservare il 25 dicembre come il compleanno di Gesù. A partire dal V secolo AD, la Chiesa di Roma ordinò che la sua nascita fosse per sempre osservata il 25 dicembre. All’epoca di questo decreto, la Chiesa di Roma era ben consapevole che i culti religiosi pagani nel mondo romano e greco celebravano il pagano dio sole, Mithra, proprio in questo stesso giorno. Questa festività invernale era nota come la ‘nascita del sole’. Era anche noto nell’Impero Romano come Saturnalia (un altro nome per l’adorazione del sole).
Nuova Enciclopedia Cattolica: “Alla nascita di Cristo fu assegnata la data del solstizio invernale perché in quel giorno, in cui il sole inizia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il dies natalis Solis Invicti”.
Enciclopedia Americana, edizione 1944: “Il Natale … secondo molte fonti autorevoli, non veniva celebrato nei primi secoli della Chiesa cristiana, in quanto l’usanza cristiana in generale era quella di celebrare la morte delle persone più importanti, non il giorno della loro nascita … Una festa fu stabilita in memoria di questo evento [la nascita di Cristo] nel quarto secolo …Poiché il giorno esatto della nascita di Cristo non era noto, la Chiesa occidentale nel quinto secolo ordinò che la festa venisse celebrata per sempre nello stesso giorno dell’antica festa romana in onore della nascita del dio Sole”.
New Schaff-Herzog Enciclopedia of Religious Knowledge: “Le feste pagane dei saturnali e della brumalia erano troppo radicate nel costume popolare per essere abolite dall’influenza del Cristianesimo … La festa pagana, con le sue baldorie e gozzoviglie, era talmente popolare che i Cristiani furono ben contenti di avere trovato una scusa per perpetuarne la celebrazione con pochi cambiamenti, sia nello spirito che nelle usanze … i Cristiani della Mesopotamia accusarono i loro fratelli occidentali d’idolatria, e di adorare il Sole, per avere adottata questa festa pagana”.
Enciclopedia Italiana Treccani, edizione 1949, Sansoni, vol. XXIV, pag 299: “I Padri dei primi secoli non sembrano aver conosciuto una festa della natività di Gesù Cristo … La festa del 25 dicembre sarebbe stata istituita per contrapporre una celebrazione cristiana a quella mitraica del dies natalis Solis Invicti [giorno natalizio dell’invincibile Sole], nel solstizio invernale”.
Le maggiori religioni della cristianità, a discapito di innumerevoli e inconsapevoli ‘cristiani’[?], affonda le sue radici nella religione misterica dell’antica Babilonia foriera fonte del progetto di Unificazione Mondiale delle false religioni create dagli Arconti nel loro “progetto dei secoli” per il dominio dell'umanità.
Ma perche' proprio il 25 dicembre?
il 25 dicembre era il giorno del solstizio invernale, dell'avvenimento astronomico che segnava l'inizio di un nuovo dilatarsi del periodo di luce giornaliero. Sul piano simbolico. Ovunque si adorasse il Sole quello era il giorno in cui il dio solare rinasceva dopo morte simbolica. Secondo i Greci, Dioniso era nato da una vergine il 25 dicembre; per gli Egizi Oro, figlio di Osiride, era stato concepito il 25 marzo ed era nato il 25 dicembre. Anche un altro dio della luce di antica origine indoeuropea, Mithra, divenuto nel mondo ellenico-romano un dio solare, vedeva celebrare la sua nascita il 25 dicembre. Anzi sul finire del III sec., l'imperatore Aureliano aveva istituito il culto statale dei Comes Sol Invictus, la cui festa primaria era il dies Natalis Solis Invicti, fissata al 25 dicembre.
Questo giorno ,dunque, era celebrato in tutto l'impero romano come festa della nascita del Sole. Fissare nello stesso giorno la ricorrenza della nascita di Gesu', il Sole di giustizia, era un fatto che scaturiva dunque, oltre che da volontà espresse dagli 'dei' tramite vaticini, dall'opportunita' politico-religiosa di riunire sotto un'unico credo imperiale tutte le diverse festività, che pur sotto nomi diversi ricadevano nello stesso periodo. Del resto, di coincidenze con altri culti è piena tutta la storia delle religioni umane'. Il mito di Mithra narra che il dio nacque dalla roccia e che all'avvenimento assistettero alcuni pastori che al bimbo divino offrirono doni. E come non ricordare che il culto di Mithra si celebrava in una grotta? E che un Salvatore, nato da una vergine in una grotta, era atteso dai seguaci di Zoroastro, oltre che da quelli di Mithra.
Ma Gesù non è affatto nato il 25 dicembre come Mithra.. perchè a dicembre, a Betlemme e nelle zone circostanti il clima è freddo e invernale, ci sono piogge gelide e a volte nevica. In questa stagione i pastori NON PASSANO LA NOTTE ALL'APERTO con i loro greggi. E non si tratta di un fenomeno meteorologico recente, anzi visto che oggi abbiamo l'effetto serra e la temperaura globale è più alta in quel lontano passato dovevva essere ancora più freddo. Inoltre le stesse scritture narrano, che in quelle stesse zone, Ioiachin re di giuda “sedeva nella casa, nel nono mese [chislev, che corrisponde a novembre-dicembre], con un braciere ardente davanti a sé..” (Ger. 36:22). Per scaldarsi aveva bisogno del fuoco. Anche nel linro di Esdra 10:9,13 risulta chiaramente che il mese di chislev è “..la stagione dei rovesci di pioggia, e non è possibile restare fuori..”. Tutto questo indica che le condizioni climatiche di dicembre a Betlemme non corrispondono a quanto descritto alla descrizione degli avvenimenti connessi alla nascita di Gesù Cristo – Luca 2:8-11. Pertanto Mithra e TUTTI gli altri falsi dèi possono essere accomunati all'evento del 25 dicembre, che.. NON è affatto lo stesso periodo della nascita di Gesù.
Se dunque Gesù non è nato il 25 dicembre, allora quando è nato?
Dai capitoli 26 e 27 di Matteo apprendiamo che morì durante la Pasqua ebraica, la quale ebbe inizio il 1° del 33 dC. Inoltre da Luca 3:21-23 sappiamo che Gesù aveva circa trent'anni quando iniziò la sua missione. Poiché questa durò tre anni e mezzo, egli morì a circa 33 anni e mezzo. Quindi il Cristo avrebbe compiuto 34 anni sei mesi dopo, cioè il primo di ottobre. Se dunque risaliamo all'indietro alla data in cui naque, arriviamo non al 25 dicembre o al 6 gennaio, ma all'incirca al 1° ottobre dell'anno 2 aC. Allora sì che i pastori ancora pernottavano all'aperto con i loro greggi come correttamente descritto nelle scritture (Luca 2:8-11).
Come sottolinea il professor Mario Bussagli (I Re Magi, Ed. Rusconi 1986) : "L'attesa del Salvatore non e' limitata solo al Messia e al mondo ebraico(…) Mithra e' probabilmente la sorgente da cui deriva il Bodhisattva Maitreya (…) destinato a divenire il Buddha del futuro il quale predichera' la Legge a un'umanita' diversa, migliore, piu' grande e chiaroveggente. Con sfumature enormemente diverse l'aspirazione a un Salvatore, a un Soccorritore, a un mondo diverso e migliore riempe di sé, fra il II sec. a. C. e il III sec. d.C. gran parte dell'Europa e dell'Asia espandendosi poi fino al Giappone ove Maitreya e' chiamato Miroku..". Questo continuo susseguirsi di immagini del Vero Cristo nella storia umana è il progetto secolare di offuscamento per inquinare la storia e confondere la mente umana.. è l'immagine della Bestia profetizzata in Apocalisse.. è il falso Imperatore del Mondo che sotto mentite spoglie CLONERA' (per l'ultima volta) il ritorno di Gesù Cristo.. è l'ANTICRISTO.
Il Natale e' anche una festa mondano-consumistica. Per quanto strano possa sembrare, cio' costituisce un ritorno all'antico, al precristiano, al pagano. Quindi quanto di più distante dalla nascita in umiltà e senza grandi festeggiamenti organizzati dall'uomo.
Nel calendario romano i giorni dal 17 al 24 dicembre erano dedicati alla celebrazione dei Saturnalia, la festa in onore del dio Saturno. Dopo la cerimonia di sacrificio nel tempio del dio, le autorita' religiose e civili dvano vita ad un convivium publicum, mentre nelle case si festeggiava con grandi banchetti in ambito familiare. Ai bambini venivano regalate bambole, gli adulti si scambiavano doni e auguri. Non a caso il nostro "strenna" deriva dal latino strena, che significa presagio, augurio, ma anche dono augurale.
In epoca successiva, decaduti i Saturnalia, i caratteri della festa furono trasferiti in parte al Capodanno e in parte al Carnevale. Ma l'usanza dei banchetti familiari, con lo scambio di doni e di auguri, e' evidentemente rimasta anche in riferimento al Natale. Quindi più che una semplice festa organizzata liberalmente e volontariamente è un rito collettivo di divinazione antico imposto all'uomo nella notte dei tempi per seguire ciò che gli “dèi” volevano dall'uomo.
Origini piu' incerte, ma quasi certamente nordiche, ha invece l'usanza dell'albero di Natale. Secondo talune fonti, in alcuni paesi nord-europei, i giorni che precedevano il Natale erano dedicati alle "Feste del Paradiso". Poiché antiche leggende riferivano che la croce di Cristo era stata costruita con legno tratto da un albero nato da un germoglio dell'Albero della Conoscenza, nelle "Feste del Paradiso" quest'albero veniva decorato con mele e nastri. Da quel modello sarebbe derivato l'albero di Natale. Non e' improbabile che la stessa "Festa del Paradiso" richiamasse una precedente festivita' pagana. Lo storico Procopio (VI sec.) descrive una festa nell'Estremo Nord (Thule) per celebrare il ritorno del Sole (solstizio d'inverno), cosi' come miti e leggende nordici richiamano usanze collegate al solstizio e al suo potere sulla vegetazione.
Anche le luci poste sull'albero natalizio sembrano trovare precedenti simbolici nelle storie nordiche. Nelle antiche leggende islandesi si fa cenno ad un frassino di montagna che nell'epoca natalizia si ricopre di luci che neanche la piu' forte tempesta riece a spegnere.
Nel ciclo del Graal, Percival attraversa un bosco illuminato con mille candele; in un'altra storia per due volte il cavaliere Durmals, attraversando anch'egli un bosco, vede un magnifico albero coperto di luci dalla cima alle radici: in entrambi i casi le luci sono simbolo di raggiunta saggezza.. Nel folklore celtico le bacche rosse del sorbo sono ritenute fonte di saggezza. Oggi e' impossibile stabilire a quali significati facesse riferimento il primo vero albero di Natale, ricordato in una cronaca del 1605 a Strasburgo. Ma più approfonditamente possiamo dire che l'albero in quanto rappresentazione simbolico-esoterica fa parte di tutta quella schiera di “simboli” che parlano alla coscienza collettiva dell'umanità con un linguaggio che penetra nei più profondi meandri senza che i profani comprendano esattamente quello che stanno facendo ma inducendoli nel frattempo a “operare” in qualità di apprendisti (mentre si divertono e giocano) delle operazioni esoteriche.
Un'origine pagana va attribuita quasi certamente anche all'usanza natalizia di appendere sulla soglia di casa rametti di vischio in quanto propiziatori di benessere. E' Plinio ad informarci (Naturalis Historia XXIV,193-194) della tecnica rituale di raccolta del vischio presso i Celti e del significato magico che a tale piante attribuivano i Druidi: i Celti chiamavano il vischio "quello che guarisce ogni cosa" e ritenevano che da esso si ricavasse una bevanda che costituiva una specie di antidoto universale.
Anche Babbo Natale ha un passaporto nordico. Il suo antenato e' pero' latino e si chiama Nicola, santo, vescovo di Mira verso la meta' del IV secolo. Il culto di S. Nicola, patrono dei giovani e dei bambini, si diffuse per singolari motivi dalla meridionalissima Bari ai settentrionali paesi germanici, dove il santo cambio' il suo nome in Nicolaus ma resto' patrono dei bimbi. Il calendario fissa la sua festa al 6 dicembre. Dopo la Riforma, i protestanti di Germania, Olanda e Svizzera affidarono a lui il compito di portare doni ai fanciulli, attribuendogli- in una commissione di miti- un'origine polare e una slitta trainata da renne come mezzo di locomozione. Gli americani, con il loro amore per la sintesi, gli affibbiarono infine il nomignolo di Santa Claus.
Innegabile e' invece l'origine del presepio. Secondo la tradizione il primo presepio fu allestito da Francesco di Assisi nel 1223 nella grotta di Greccio (Rieti). Il presepio deve il suo nome al Vangelo di Luca (2:7), li' dove si narra che la Vergine diede alla luce il suo primogenito, lo avvolse in fasce e "reclinavit eum in praesepio", cioè " lo adagio' in una mangiatoia". Nei vangelo invece non c'è traccia del bue e dell'asinello, la cui presenza è attestata soltanto negli Apocrifi [quali simbolismi esoterici].
Anche questo "simbolico" simulacro del divino è un atto di ADORAZIONE alla nascita del "Sole Invincibile" e cioè a tutto il pantheon di falsi dèi o cristi che fanno da rappresentazione della nascita dell'Imperatore a capo del Nuovo Ordine Globale. Francesco di Assisi trasgredisce impunemente la legge divina creando delle statuine che non rappresentano affatto Gesù oltre a trasgredire il comandamento che afferma: "..Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire.. (Es. 20:4-6), "..Non vi farete e non metterete in piedi né idoli, né sculture…” (Deut. 26:1), Egli pronuncia il chiaro divieto che non deve essere fatta alcuna scultura, né la figura di un uomo né la figura di una donna: “…non vi facciate qualche scultura, la rappresentazione di qualche idolo, la figura di un uomo o di una donna..” (Deut. 4:16).
Nella liturgia la festivita' natalizia e' caratterizzata, sin dal VI sec., dall'uso di celebrare tre messe. Per il simbolismo [esoterico] medievale cio' avveniva in omaggio alla triplice nascita di Gesu': nell'eternita', nel seno del Padre; nel tempo, da Maria Vergine; nell'anima dei Cristiani.
Insomma possiamo affermare con certezza che tutto il “corpo” delle festività che vanno dal 24 dicembre al 6 gennaio non sono altro che un grande rito magico-esoterico tramandato dalle antiche religioni pagane, donate loro dagli dèi [alieni, demoni, spiriti, ecc..] scesi dal cielo e asservite a loro uso e consumo, per tenere gli uomini aggiogati al loro dominio.
Queste cose non hanno nulla a che fare con i Veri figli del Padre e i Veri dicepoli di Gesù Cristo.
Le origini del Dio Sole
Senza addentrarci in comparazioni che richiederebbero lunghi ed accurati studi, diremo comunque che il 25 dicembre è associato al giorno di nascita o di festeggiamento di "personaggi divini" che ci sono stati tramandati nei secoli sotto altre forme.
Per citarne alcuni:
Il dio Horus egiziano
I mosaici e gli affreschi raffiguranti immagini di Horus in braccio a Iside ricordano l’iconografia cristiana della Madonna col bambino, tanto da indurci a credere che in epoca cristiana, per ovvi motivi, alcune rappresentazioni di Iside e Horus, spesso raffigurato come un bambino con la corona solare sul capo, furono probabilmente “riciclate”.
Il dio Mitra indo-persiano
Con buona pace della Gatto Trocchi, quello di Mitra fu il culto più concorrenziale al cristianesimo e col quale il cristianesimo si fuse sincreticamente. A proposito, anche Mitra era stato partorito da una vergine, aveva dodici discepoli e veniva soprannominato “il Salvatore”.
Gli dei babilonesi Tammuz e Shamas
Nel giorno corrispondente al 25 dicembre odierno, nel 3000 a.C. circa, veniva festeggiato il dio Sole babilonese Shamash. Il dio solare veniva chiamato Utu in sumerico e Shamash in accadico. Era il dio del Sole, della giustizia e della predizione, in quanto il sole vede tutto: passato, presente e futuro.
In Babilonia successivamente comparve il culto della dea Ishtar e di suo figlio Tammuz, che veniva considerato l’incarnazione del Sole. Allo stesso modo di Iside, anche Ishtar veniva rappresentata con il suo bambino tra le braccia. Attorno alla testa di Tammuz si rappresentava un’aureola di 12 stelle che simboleggiavano i dodici segni zodiacali.
È interessante aggiungere che anche in questo culto il dio Tammuz muore per risorgere dopo tre giorni.
Dioniso
Nei giorni del solstizio d’inverno, si svolgeva in onore di Dioniso una festa rituale chiamata Lenaea, “la festa delle donne selvagge”. Veniva celebrato il dio che “rinasceva” bambino dopo essere stato fatto a pezzi.
Bacab
Era il dio Sole nello Yucatan; si credeva che fosse stato messo al mondo dalla vergine Chiribirias.
Il dio Sole inca Wiracocha
Il dio sole inca veniva celebrato nella festa del solstizio d’inverno Inti Raymi (festeggiata il 24 giugno perché nell’emisfero sud, essendo le stagioni rovesciate, il solstizio d’inverno cade appunto in giugno).
Ovviamente i primi citati in questa rapida carrellata devono aver influito alquanto nella creazione del falso sistema religioso della cristianità che, ricordiamolo una buona volta, non fu creato da Gesù Cristo. Riguardo invece ai culti solari precolombiani è interessante notare come i tempi e i simboli del sacro siano comuni a civiltà molto distanti fra loro.
Questo dovrebbe far sorgere più spesso il sospetto di "un’origine comune" delle religioni umane tramite uno studio comparato delle stesse alla ricerca del significato e del VERO scopo della vita.
“La luce mostra la VERA NATURA di tutto ciò che viene messo in chiaro, poi la luce TRASFORMA ciò che essa illumina, e lo RENDE luminoso. Per questo si dice: Svegliati, tu che dormi.. sorgi dai morti e il Cristo ti illuminerà..”. (Efesini 5:13-14)
-Fonte Menphis75-

Prima profezia di Don Bosco


Fu scritta ed inviata al papa Pio IX nel 1870.

La vigilia della epifania del 1870, Don Bosco ebbe in

sogno una visione, di cui riportiamo la parte che si

riferisce a Roma e all'Italia.

...E tu Italia, terra di benedizioni, chi ti ha immersa nella
desolazione ?...Non dire i nemici; ma gli amici tuoi.
Non odi che i tuoi figli domandano il pane della fede e non
trovano chi loro lo spezzi ? Che farò ?
Batterò i pastori, disperdero il gregge, affinche i sedenti sulla cattedra di Mosè cerchino buoni pascoli e il gregge docilmente ascolti e si nutrisca.
Ma sopra il gregge e sopra i pastori peserà la mia mano; la carestia,
la pestilenza, la guerra faranno sì che le madri dovranno piangere
il sangue dei figli e dei martiri morti in terra nemica.
E, di te, o Roma, che sarà? Roma ingrata, Roma effeminata,
Roma superba! Tu sei giunta a tale punto che non cerchi altro, nè
altro ammiri nel tuo Sovrano, se non il lusso, dimenticando che
la tua e la sua gloria sta sul Golgota. Ora egli è vecchio,
cadente, inerme, spogliato; tuttavia colla schiava parola fa
tremare il mondo .
Roma!...Io verrò quattro volte a te!
Nella prima percuoterò le tue terre e gli abitanti di esse.
Nella seconda, porterò la strage e lo sterminio fino alle tue
mura. Non apri ancora l'occhio? Verrò la terza, abbatterò le
difese e i difensori e al comando del Padre sottentrerà il regno
del terrore, dello spavento e della desolazione.
Ma i miei savi fuggono, la mia legge è tuttora calpestata,
perciò verrò la quarta visita. Guai a te se la mia legge sarà
ancora un nome vano per te! Succederanno prevaricazioni nei dotti
e negli ignoranti. Il tuo sangue e il sangue dei tuoi figli
laveranno le macchie che tu fai alla legge del tuo Dio.
La guerra, la peste, la fame sono i flagelli con cui verrà
percossa la superbia e la malizia degli uomini. Dove sono, o
ricchi, le vostre magnificenze, le vostre ville i vostri palagi?
Sono divenute la spazzatura delle piazze e delle strade!
Ma voi, o sacerdoti, perchè non correte a piangere fra il
vestibolo e l'altare, invocando la sospensione dei flagelli?
Perché non prendete lo scudo della fede e non andate sopra i
tetti delle case, nelle vie, nelle piazze, in ogni luogo anche
inaccessibile, a portare il seme della mia parola? Ignorate che
questa è la terribile spada a due tagli che abbatte gli uomini?
Queste cose dovranno inesorabilmente venire l'una dopo l'altra.
Le cose si succedono troppo lentamente.
Ma l'Augusta Regina del cielo è presente. La potenza del
Signore è nelle sue mani; disperde come nebbia i suoi nemici.
Il venerando Vecchio riveste di tutti i suoi antichi abiti.
Succederà ancora un violento uragano. L'iniquità é consumata,
il peccato avrà fine e, prima che trascorrano due pleniluni del
mese dei fiori, l'iride di pace comparirà sulla terra.
Il gran Ministro vedrà la Sposa del suo Re vestita a festa.
In tutto il mondo apparirà un sole così' luminoso quale non fù
mai dalle fiamme del Cenacolo ad oggi, nè più si vedrà fino
all'ultimo dei giorni."

I TRE GIORNI DI TENEBRE

IL PASSAGGIO AL TERZO MILLENNIO, IL "MILLENNIO" DI CUI PARLA L'APOCALISSE

CORRISPONDENTE ALL'"ETA DELLO SPIRITO" DI ALTRE PROFEZIE E' IL PASSAGGIO DAL

"REGNO DELLA LUNA" AL "REGNO DEL SOLE" AVVERRA' PER MEZZO DI TRE GIORNI

DI TOTALE OSCURITA'.

RIFERIMENTI ALLA DRAMMATICA "NOTTE" DEL DUEMILA SI TROVANO NE "LE PROFEZIE

DEL RAGNO NERO" E "LE PROFEZIE DELLA MONACA DI DRESDA" E IN ALTRE ANCORA,

TUTTAVIA SIGNIFICATIVI PARTICOLARI SONO MENZIONATI DA UNA PREDIZIONE DEL

XIX SECOLO CHE E' LA SEGUENTE:

"VERRANNO TRE GIORNI DI CONTINUA TENEBRE. DURANTE TALI TENEBRE SPAVENTOSE,

SOLO LE CANDELE DI CERA BENEDETTA FARANNO LUME. UNA CANDELA DURERA PER

TRE GIORNI;

PERO' NELLE CASE DEGLI EMPI NON ARDERANNO. DURANTE QUESTI TRE GIORNI I

DEMONI APPARIRANNO IN FORMA ABOMINEVOLE, E FARANNO RISUONARE L'ARIA DI

SPAVENTEVOLI BESTEMMIE. RAGGI E SCINTILLE PENETRERANNO NELLE DIMORE DEGLI

UOMINI, PERO' NON VINCERANNO LA LUCE DELLE CANDELE BENEDETTE, CHE NON

SARANNO SPENTE NE' DA VENTI NE DA TORMENTI O TERREMOTI.

UNA NUBE ROSSA COME IL SANGUE ATTRAVERSERA'IL CIELO; IL ROMBO DEL TUONO

FARA' TREMARE LA TERRA. IL MARE RIVERSERA'LE SUE ONDE SPUMOSE SULLA TERRA.

LA TERRA SI MUTERA' IN UN IMMENSO CIMITERO. I CADAVERI DEGLI EMPI COME DEI

GIUSTI COPRIRANNO IL SUOLO. LA DESOLAZIONE CHE SEGUIRA' SARA' GRANDE; TUTTA

LA VEGETAZIONE DELLA TERRA SARA' DISTRUTTA, COME PURE SARA' DISTRUTTA LA

MAGGIOR PARTE DEL GENERE UMANO. LA CRISI VERRA' PER TUTTI REPENTINA E IL

CASTIGO SARA' UNIVERSALE."


Nel 1902 venne riesumato un altro messaggio profetico, attribuito

da certuni all'imperatore ittita Suppuliliuma; in più punti esso

ricorda altri messaggi:

"Aton (Dio) ricostruirà il mondo, rendendolo questa volta perfetto,

verde e fecondo per i suoi fedeli.

Ma dovrà prima distruggere tutto, e cancellare Sekmut (Il demonio)

della terra. Perciò invierà sei messaggeri1, ciascuno con uno

strumento di distruzione.

E, in mezzo a loro, ci sarà una creatura indossante una tunica

bianca, e porterà in mano il Libro del Giudizio².

E si salveranno solamente coloro che porteranno ANKH (3)"

Vedi la corrispondanza con gli angeli dei flagelli nella

Apocalisse di S. Giovanni nella Bibbia.

Vedi Apocalisse di S. Giovanni

Simbolo della croce della vita di Aton.

Per purificare il mondo ci saranno quindi i sei messaggeri

(nella bibbia sono gli angeli che portano i castighi sulla terra);

questi messaggeri sono stati altrove variamente chiamati: fame,

terremoti, siccità, avvelenamento dell'aria, dell'acqua e della

terra, pestilenze, distruzione della famiglia, morte dell'amore.

Dalla distruzione si salveranno solamente coloro che avranno fede,

cioè i puri di spirito, coloro che sanno vedere e sentire al di là

del turbine umano, fatto di niente e proiettato verso il niente.

Conclude il messaggio:

"Il demone Anubi lancerà il richiamo dello sciacallo e la terra
darà il suo sangue nero che avvelenerà gli esseri viventi".
E per quel sangue nero scorrerà molto sangue rosso e sarà l'ultimo
segno.
Aton distruggerà quella follia perchè il sangue torni a scorrere
puro nella città e nel mondo felice."
per "sangue nero" forse s'intende il petrolio o comunque un
disastro ambientale.
Ma dio interverrà per distruggere questa ultima follia e creera
un mondo nuovo.

8/25/2008

La Censura Nella Scienza

Le basi della scienza sono state gettate dalla Royal Society di Londra,
che si è ispirata alla figura di Francis Bacon. Questa scienza sostiene che noi veniamo dall'oblio,
viviamo una breve vita fisica e poi ricadiamo nell'oblio. Se analizziamo la sua storia ufficiale,
vediamo che la Royal Society è stata creata dei Frammassoni - persone come gli agenti degli Illuminati.
Newton, come i fondatori della Royal Society, sapeva che molte delle cose che la scienza ufficiale
ci dà per vere sono fandonie. Ma l'idea era quella di farci credere a delle stupidaggini per tenerci lontano dalla verità.
È molto più facile controllare delle persone se queste credono di essere frutto del caso cosmico,
se credono di esistere solo grazie ad alcune reazioni chimiche e di risprofondare nell'oblio durante la morte.
È molto più difficile controllare quelli che sono consapevoli della loro infinità multidimensionale.
Lo scienziato, è diventato un infallibile, che può pontificare sulle grandi questioni poiché è uno scienziato quindi deve avere ragione.
Gli scienziati di oggi sono perlopiù degli sprovveduti per quanto riguarda la natura della vita e dell'esistenza,eppure insistono di saperne più degli altri. Non solo, ma chiunque osi, dall'interno o dall'esterno del loro ordine,mettere in dubbio le loro norme, è costretto a subire una campagna di odio o di ridicolizzazione.
Praticamente ogni grande scoperta scientifica, compresa il fatto che la Terra fosse rotonda,
venne inizialmente accolta con schermo, rabbia o rifiuto dagli scienziati dell'epoca.
La scienza è un club fascista in cui tutti i membri devono allinearsi alle posizioni ufficiali
se non vogliono rovinarsi la reputazione e la carriera.
Quando Immanuel Velikovsky pubblicò i suoi libri sulla devastazione che attribuì all'avvicinamento di Venere, egli venne assai aspramente criticato perché osava mettere in dubbio le leggi dell'ortodossia scientifica condizionata.
Gli esperti più in vista bombardarono l'editore che aveva pubblicato quel libro con lettere piene di bile e di vetriolo,dicendo che avrebbero boicottato quella casa editrice se non avesse ritirato dal commercio il libro di Velikovsky.
Poiché quell'editore pubblicava testi scientifici ufficiali, i diritti furono ceduti a un altro editore.
L'assistente di redazione che aveva suggerito di pubblicare il libro di Velikovsky fu licenziato.
Tutto questo era successo perché una visione diversa rispetto alla norma scientifica era stata proposta alla gente.
Ecco cosa scrisse John A. Kell:
"In retrospettiva molte critiche mosse a Velikovsky sembravano critiche di pazzi furiosi
che non si erano neanche minimamente preoccupati di leggere il libro che cercavano di criticare.
Erano contrari al libro solo perché esso propugnava idee che erano contrarie alle teorie del giorno accettate da tutti..soprattutto gli dava fastidio il fatto che il libro fosse molto ben scritto
(la maggior parte degli scienziati scrive malissimo)"
Alfred Wagner, un meteorologo tedesco, morì nel 1930 dopo avere subito 15 anni di schermo,
calunnie e maldicenze da parte dei suoi compagni e colleghi.
Il suo crimine? Suggerire che la Terra in origine fosse formata da due continenti,
che si divisero e separarono per formare i continenti come li conosciamo adesso.
Egli suffragò questa tesi con molte prove, ma poiché stava sfidando la norma ufficiale,
venne fatto oggetto di una campagna di diffamazione. Oggi la sua teoria si chiama "Deriva dei continenti".
La sostanza della sua teoria, quindi era giusta!
Come disse Max Planck:
"Una nuova teoria scientifica non trionfa mai perché riesce a convincere i suoi avversari
e li illumina, ma piuttosto perché i suoi avversari muoiono per vecchiaia e cresce una nuova generazione che ha familiarità con quella teoria"
Ciò che chiamino scienza funziona in modo ridicolo.
La maggior parte dei suoi sforzi non sono finalizzati a trovare risposta alle grandi domande dell'esistenza,perché per queste cose pochi sono i fondi e gli sponsor a disposizione.
La scienza si mobilita per mettere a punto un nuovo farmaco o una nuova tecnica industriale
che farà la fortuna dei suoi finanziatori. È una macchina da soldi e non è mossa da un libero spirito di scoperta.
Come stabilì una Commissione congressuale già negli anni cinquanta,
i finanziatori della ricerca scientifica delle università statunitensi,
la fondazioni esentasse come la Fondazione Rockefeller, dettano i risultati delle ricerche addirittura prima che quelle ricerche inizino! Senza questo accordo il finanziamento non viene concesso (vedi ...e la verità vi renderà liberi). Questa politica mira a soffocare sul nascere le conoscenze,e non a promuoverle, perché gli Illuminati vogliono disperatamente farci
ignorare chi siamo e qual è la vera natura della vita. Se fossero in molti a sapere la verità,
il loro gioco sarebbe finito.
Gli scienziati, e le loro propaggini, i medici sono tra i guardiani più ferrei. Sono anche tra i più importanti poiché sopprimono la natura dell'esistenza multidimensionale. Essi vengono venerati come esperti, e lo sono realmente,come molti insegnanti, giornalisti, e politici, incredibilmente disinformati. Il sistema prevede che essi siano confinati nella loro categoria di appartenenza, in modo che sappiano qualcosa di un settore e niente di tutto il resto.
Solo quando mettiamo insieme i vari puntini, riusiamo a scorgere l'intera immagine,
ma la maggior parte degli scienziati trascorrono tutta la loro carriera a specializzarsi su un solo puntino.
Nel Regno Unito una delle guardiane che ho incontrato è una certa dottoressa Susan Blackmore,
che viene costantemente tirata fuori dai media per liquidare qualsiasi tesi "paranormale".
Più la gente fa esperienza di questi fenomeni, più ridicole diventano le spiegazioni della dottoressa Blackmore.
Ma naturalmente poiché è un'accademica titolata viene considerata più credibile di chi è stato protagonista diretto di quell'esperienza. Nella rivista New Scientist del 4 novembre 2000, le venne concessa un'altra volta l'opportunità di gettare fango su tutti quegli scienziati che sostengono che la mente e il cervello non sono la stessa cosa.
È incredibile l'arroganza con cui liquida qualsiasi cosa non rientri nella norma scientifica ufficiale.
Noi, la gente, siamo gli unici che possiamo fermare questa stretta mortale alla vera scienza.
Dobbiamo smetterla di lasciarci impressionare dai titoli e dalle sigle che precedono in nome di qualcuno e soffermarsi unicamente sulle prove. Siamo incoraggiati a credere che uno scienziato
per definizione debbia saperne più di un profano. In fondo è uno scienziato, no?
La lista degli scienziati che hanno sparato cavolate è lunghissima e risale alle origini del metodo scientifico.
Mentre scrivevo questo libro,un rapporto ufficiale nel Regno Unito rilevò come scienziati ed esperti che collaboravano con il governo avessero fuorviato l'opinione pubblica per anni a proposito del fatto che il cosiddetto morbo della mucca pazza si trasmette agli esseri umani mangiando carne bovina. Gli scienziati avevano detto che non poteva essere trasmesso
agli essere umani e così non vennero prese alcune misure di sicurezza, quando anche uno stupido poteva capire che c'erano buone possibilità che si trasmettesse.
Fu forse un profano che lanciò sul mercato il Thalidomide che fece nascere così tanti bambini deformi?
No furono gli scienziati che dissero che era perfettamente sicuro.
Ci vorrebbe un'intera biblioteca per elencare tutti gli orrori che sono originari da questi esperti che chiamiamo scienziati. Ma le masse continuano a credergli ciecamente.
Il motto della nuova e vera scienza potrebbero essere la parole di Albert Schweitzer:
"...quelli che cercano onestamente la verità non devono aver paura di quello che trovano".

Tratto da " Children of the Matrix " di David Icke

7/12/2008

LIBRO SEGRETO SUL RAPIMENTO DI ENOC

[1] uomo saggio, grande scriba che il Signore ha accolto [2] per essere spettatore della vita
dell'alto [3] e del sapientissimo, grande, immutabile e onnipotente regno di Dio, [4] del
grandissimo, dai molti occhi e immobile trono del Signore, della luminosissima schiera dei
servi che sta (davanti) al Signore [5] e degli ordini potenti, nati dal fuoco, delle milizie
celesti e d'un indicibile complesso di una grande moltitudine di elementi [6] e di una
visione varia, e d'un canto ineffabile delle milizie dei Cherubini e per essere lo spettatore di
una luce senza misura.
I
[1] In quel tempo, disse Enoc, quando ebbi compiuto 365 anni, [2] nel primo mese, nel
giorno solenne del primo mese, ero solo nella mia casa: [3] piangevo e mi affliggevo con i
miei occhi. Mentre riposavo nel mio letto dormendo, [4] mi apparvero due uomini
grandissimi come mai ne avevo visti sulla terra. [5] Il loro viso (era) come sole che luce, i
loro occhi come lampade ardenti, dalle loro bocche usciva un fuoco, i loro vestiti una
diffusione di piume, e le loro braccia come ali d'oro, al capezzale del mio letto. Mi
chiamarono col mio nome. [6] Io mi levai dal mio sonno e gli uomini stavano presso di me
realmente. [7] Io mi affrettai, mi alzai e mi inchinai loro ; il mio viso si coprì di brina per il
terrore. [8] Gli uomini mi dissero: "Coraggio, Enoc, non avere paura. Il Signore eterno ci
ha mandati da te ed ecco, tu oggi sali con noi al cielo. [9] Dì ai tuoi figli e alle genti della tua
casa tutto quello che faranno sulla terra e che nella tua casa nessuno ti cerchi, finché il
Signore ti abbia fatto ritornare da loro". [10] Obbedii loro e andai. Chiamai i miei figli
Matusalemme e Rigim e raccontai loro tutto ciò che i due uomini mi avevano detto.
II
[1] "Ecco, o figli, non so dove vado né che cosa mi succederà. [2] E ora, figli miei, non
allontanatevi da Dio, camminate davanti al volto del Signore e conservate i suoi giudizi.
Non diminuite il sacrificio, vostra salvezza e il Signore non ridurrà il lavoro delle vostre
mani. Non private il Signore di doni e il Signore non priverà (voi) delle sue acquisizioni nei
vostri granai. Benedite il Signore coi primogeniti delle greggi e dei vostri buoi e sarete
benedetti dal Signore nei secoli. Non allontanatevi dal Signore né adorate déi vani che non
hanno creato né il cielo né la terra. [3] Il Signore raffermi i vostri cuori nel timore di lui. [4]
E ora, figli miei, nessuno mi cerchi finché il Signore mi farà ritornare da voi".
III
[1] Accadde che, mentre parlavo ai miei figli, i due uomini mi chiamarono e mi presero
sulle loro ali. Mi portarono nel primo cielo e mi posero là.
IV
[1] Condussero davanti al mio volto i capi, signori degli ordini delle stelle, e (questi) mi
mostrarono i loro movimenti e i loro spostamenti da un tempo a un altro. Mi mostrarono
duecento angeli che dominano sulle stelle e sulle combinazioni celesti. [2] Là mi
mostrarono un mare grandissimo, più (grande) del mare terrestre e gli angeli volavano con
le loro ali.
V
[1] Mi mostrarono i depositi delle nevi e dei ghiacci e gli angeli terribili che custodiscono i
depositi. [2] Mi mostrarono là i depositi delle nubi, di dove esse salgono ed escono.
VI
[1] Mi mostrarono i depositi della rugiada, come olio d'oliva, e gli angeli che custodivano i
loro depositi e il loro aspetto (era) come ogni fiore della terra.
VII
[1] Quegli uomini mi presero e mi posarono nel secondo cielo. Mi mostrarono degli
incatenati, sorvegliati, (colpiti) da un giudizio senza misura. [2] Là vidi degli angeli
condannati che piangevano e dissi agli uomini che erano con me: "Perché questi sono
tormentati?". [3] Gli uomini mi risposero: "Costoro sono apostati dal Signore, che non
ascoltano la voce del Signore, ma che si sono fatti consigliare dalla propria volontà". [4] Mi
afflissi molto su loro. Gli angeli mi si inchinarono e mi dissero: "O uomo di Dio, potessi tu
pregare per noi il Signore". [5] Risposi loro e dissi: "Chi sono io, uomo mortale, per pregare
per degli angeli e chi sa dove andrò o che cosa mi succederà o chi pregherà per me?".
VIII
[1] Gli uomini mi presero di là e mi innalzarono al terzo cielo e mi posero in mezzo al
paradiso. Questo luogo (é) d'una beltà d'aspetto che non si può sapere: [2] ogni albero (é)
ben fiorito, ogni frutto maturo, ogni cibo é sempre in abbondanza, ogni soffio olezzante.
Quattro fiumi scorrono con corso tranquillo accanto a ogni giardino che produce ogni
specie buona per il nutrimento. [3] (C'é) l'albero della vita in questo luogo nel quale il
Signore si riposa quando entra nel paradiso e quest'albero é indicibile per la bontà del
profumo. [5] (C'é) un altro albero accanto, un ulivo che fa colare continuamente olio. [7]
Ogni albero (é) di buon frutto, là non c'é albero senza frutti e tutto il luogo é benedetto. [8]
Degli angeli custodiscono il paradiso, luminosissimi, con voce incessante, con un dolce
canto servono Dio ogni giorno. Io dissi: "Com'é assai piacevole questo luogo!". E gli uomini
mi risposero:
IX
[1] "Questo luogo, Enoc, é preparato per i giusti che soffrono avversità nella loro vita,
affliggono le loro anime, distolgono i loro occhi dall'ingiustizia, fanno un giudizio giusto,
(cioè) danno pane agli affamati, coprono gli ignudi con una veste, rialzano il caduto,
aiutano gli offesi, (per coloro) che camminano davanti al volto del Signore e servono lui
solo. Per loro é preparato questo luogo in eredità eterna".
X
[1] Quegli uomini mi alzarono di là e mi sollevarono nel settentrione del cielo e là mi
mostrarono un luogo assai terribile. [2] In quel luogo (c'é) ogni tormento e supplizio,
tenebre e caligine e là non c'é luce, ma un fuoco oscuro che si riaccende continuamente e
un fiume di fuoco che avanza contro tutto questo luogo, (c'é) freddo e gelo, [3] prigioni e
angeli cattivi e crudeli che portano un'arma e tormentano senza pietà. [4] Dissi: "Com'é
assai terribile questo luogo!". Gli uomini mi risposero: "Questo luogo, Enoc, é preparato
per gli empii che compiono cose sacrileghe sulla terra, che praticano sortilegi e incantesimi
e si gloriano delle loro opere, [5] che rubano segretamente le anime degli uomini , che
legati al giogo lo sciolgono, che con l'ingiustizia si arricchiscono delle proprietà altrui, che
hanno fatto morire di fame l'affamato pur potendo saziarlo, e, pur potendo vestirli, hanno
spogliato quelli che erano nudi; [6] che non hanno riconosciuto il loro creatore, ma hanno
adorato dei vani , costruendone le immagini e adorando l'opera delle (loro) mani. A tutti
questi é preparato questo luogo in possesso eterno".
XI
[1] Gli uomini mi sollevarono di là e mi alzarono nel quarto cielo e là mi mostrarono tutti i
movimenti e gli spostamenti e tutti i raggi della luce del sole e della luna. [2] Misurai il loro
moto e confrontai la loro luce. E vidi: il sole ha una luce sette volte maggiore della luna. La
loro orbita e il carro sul quale viaggia ciascuno di essi (sono) come vento che va. Non
hanno riposo, giorno e notte vanno e ritornano. [3] Quattro grandi stelle pendono a destra
del carro del sole, quattro a sinistra (e) vanno col sole eternamente. [4] Angeli vanno
davanti al carro del sole,
XII
[1] spiriti volanti. [2] Dodici ali ha ciascun angelo che tira il carro del sole, portando la
rugiada e il calore quando il Signore comanda di scendere sulla terra [3] coi raggi del sole.
XIII
[1] Gli uomini mi portarono verso l'oriente del cielo e mi mostrarono le porte attraverso le
quali il sole sorge secondo i tempi fissati e secondo i circuiti della luna di tutto l'anno e
secondo la diminuzione e l'allungamento dei giorni e delle notti: [2] sei porte grandi, una
(delle quali é) aperta, (a una distanza) di trenta stadii. Misurai con cura la loro grandezza e
non potei comprendere la loro grandezza. [3] Attraverso (le porte) per le quali sorge, il sole
va verso occidente. Attraverso la prima porta esce per 42 giorni, per la seconda per 35
giorni, per la terza per 35 giorni, per la quarta per 35 giorni, per la quinta per 35 giorni, per
la sesta per 42 giorni. [4] E di nuovo, ritornando per la sesta porta secondo il giro del
tempo, sorge per la quinta porta per 35 giorni, per la quarta porta per 35 giorni, per la terza
porta per 35 giorni, per la seconda per 35 giorni [5] e i giorni dell'anno terminano secondo
il ritorno delle stagioni.
XIV
[1] Gli uomini mi sollevarono all'occidente del cielo e là mi mostrarono sei porte grandi,
aperte, in corrispondenza del cerchio di quelle orientali opposte, per le quali tramonta il
sole in corrispondenza del suo sorgere per le porte orientali e secondo il numero dei giorni.
[2] Così tramonta attraverso le porte occidentali e quando esce dalle porte occidentali
quattro angeli prendono la sua corona e la portano al Signore [3] e il sole volge il suo carro
e va senza luce. E di nuovo là gli mettono la corona.
XV
[3] Questo é il calcolo che mi mostrarono del sole e delle porte per le quali entra ed esce. Il
Signore, infatti, che ha fatto queste porte, fa del sole l'orologio dell'anno.
XVI
[1] Della luna mi mostrarono un altro calcolo. Gli uomini mi mostrarono tutti i suoi
movimenti e tutte le sue orbite e mi indicarono le sue porte: mi mostrarono dodici porte
verso oriente in circolo e dodici porte simili verso occidente in circolo per le quali la luna
sorge ed esce secondo i tempi abituali: [2] attraverso la prima porta verso oriente per 31
giorni sicuramente e per la seconda per 35 giorni sicuramente e per la terza per 31 giorni
eccezionalmente 2-3 e per la quarta per 30 giorni sicuramente e per la quinta per 31 giorni
straordinariamente e per la sesta per 31 giorni sicuramente, per la settima 30 giorni
sicuramente, per l'ottava per 31 giorni straordinariamente e per la nona per 31 giorni
esattamente e per la decima per 30 giorni sicuramente, per l'undicesima per 31 giorni
eccezionalmente , per la dodicesima porta (sorge) per 22 giorni sicuramente. [3] E così
anche per le porte occidentali secondo il circuito e secondo il numero delle porte orientali.
[4] Così entra anche per le porte occidentali e compie l'anno in 364 giorni. [6] Va nell'anno
con quattro giorni eccezionali. Per questo sono tolti fuori dal cielo e dall'anno e non
vengono contati nel numero dei giorni perché eccedono i tempi dell'anno, due nuove lune
(nella direzione) della (luna) piena (e) due altre (nuove lune nella direzione) della sua
diminuzione. [7] Quando ha terminato le porte d'occidente e ritorna, va in quelle d'oriente
con la sua luce. Così va giorno e notte in cerchio, la sua orbita é simile al cielo e il carro sul
quale sale (é) un vento che va e trascinano il suo carro spiriti volanti; ciascun angelo (ha)
sei ali. [8] Questo é il calcolo della luna.
XVII
[1] In mezzo al cielo vidi una milizia armata che serviva Dio con timpani e con strumenti
con una voce incessante e mi dilettai ascoltando.
XVIII
[1] Gli uomini mi presero di là e mi innalzarono al quinto cielo. Là vidi una numerosa
milizia, gli Egrigori, il loro aspetto (era) come un aspetto umano, la loro grandezza
maggiore (di quella) di giganti grandi [2] e i loro visi tristi e le loro bocche silenziose. Non
c'era servizio che avesse luogo al quinto cielo. Dissi agli uomini che erano con me: "Perché
questi sono tristissimi e i loro visi sono afflitti e le loro bocche silenziose e non c'é servizio
in questo cielo?". [3] Gli uomini mi risposero: "Questi sono gli Egrigori che da sè si sono
separati, due prìncipi e duecento hanno camminato al loro sèguito [4] e sono discesi sulla
terra e hanno infranto la promessa sul dorso del monte Hermon [5] per insozzarsi con le
donne degli uomini [6] e dopo essersi insozzati il Signore li ha condannati. Questi
piangono sui loro fratelli e sull'oltraggio (fatto) loro". [7] Io dissi agli Egrigori: "Io ho visto i
vostri fratelli e ho conosciuto le loro azioni e so le loro preghiere e ho pregato per loro.
Ecco, il Signore li ha condannati (a stare) sotto la terra finché finiranno i cieli e la terra; [8]
perché aspettate i vostri fratelli e non siete a servire (davanti) al volto del Signore?
Riprendete i servizi di prima, servite (davanti) al volto del Signore per timore di irritare il
Signore Dio vostro (così da) precipitarvi da questo luogo". [9] Ascoltarono il conforto del
mio ammonimento e si disposero in quattro ordini nel cielo. Ed ecco, mentre io stavo (là)
quattro trombe risuonarono insieme e gli Egrigori si misero a servire come con una sola
voce e la loro voce salì al volto del Signore.
XIX
[1] Gli uomini mi sollevarono di là e mi fecero salire al sesto cielo. Là vidi sette angeli
radunati , brillanti e gloriosi molto e i loro visi risplendevano come un raggio di sole; non
c'é differenza di viso o di dimensione o di variazione dei vestiti. [2] Questi regolano,
insegnano il buon ordine del mondo, il corso delle stelle, del sole e della luna [3] agli angeli
che li guidano e agli angeli dei cieli e mettono armonia in tutta la vita celeste. Regolano
anche i comandamenti e le istruzioni e la dolce voce dei canti e ogni lode di gloria. [4] (Ci
sono) angeli che sono sopra le stagioni e gli anni, angeli che (sono) sui fiumi e sui mari,
angeli che (sono) sui frutti e l'erba e tutto ciò che ferve (di vita) [5] e angeli di tutti i popoli.
Essi regolano tutta la vita e (la) scrivono davanti al volto del Signore. [6] In mezzo a loro (ci
sono) sette Fenici, sette Cherubini e sette (angeli) con sei ali che risuonano l'un l'altro con
una sola voce e cantano l'un l'altro. Non é possibile raccontare il loro canto e il Signore
gioisce di quelli che sono sotto i suoi piedi.
XX
[1] Gli uomini mi alzarono di là e mi sollevarono al settimo cielo. Là vidi una grande luce e
tutte le milizie di fuoco degli angeli incorporei e gli Ofanim che stavano brillanti ed ebbi
paura e tremai. [2] Gli uomini mi misero in mezzo a loro ed essi mi dissero: "Coraggio,
Enoc, non temere". [3] Mi mostrarono da lontano il Signore seduto sul suo trono. Tutte le
milizie celesti, radunate per gradi, avanzando, s'inchinavano al Signore [4] e di nuovo si
allontanavano e andavano al loro posto in gioia e in letizia in una luce senza misura.
(C'erano) i Gloriosi che lo servivano,
XXI
[1] non scostandosi di notte, né allontanandosi di giorno, (ma) stando davanti al volto del
Signore, facendo la sua volontà. Tutte le milizie dei Cherubini (stavano) intorno al suo
trono, senza scostarsi e (gli angeli) con sei ali coprivano il suo trono, cantando davanti al
volto del Signore. [2] Mentre vedevo tutto questo, i due uomini si allontanarono da me e
non li vidi più. Mi lasciarono solo all'estremità del cielo ed ebbi paura e caddi sul mio volto.
[3] Il Signore mi mandò uno dei suoi Gloriosi, Gabriele ed egli mi disse: "Coraggio, Enoc,
non temere. Alzati e vieni con me e sta davanti al volto del Signore nei secoli". [4] Gli
risposi e gli dissi: "Ahimé, signore, la mia anima si é ritirata da me per il timore. Chiamami
gli uomini che mi hanno portato fino a questo luogo perché in loro avevo confidenza e con
loro andrò davanti al volto del Signore". [5] Gabriele mi sollevò come una foglia sollevata
dal vento e mi trascinò e mi pose davanti al volto del Signore.
XXII
[1] Vidi il Signore, il suo volto potente e gloriosissimo e terribile. [2] Chi sono io per
raccontare l'estensione dell'essenza del Signore e il suo volto potente e assai terribile e il
suo coro dai molti occhi e dalle molte voci e il trono grandissimo, fatto senza mani, del
Signore o coloro che stanno intorno a lui, la milizia dei Cherubini e dei Serafini o
l'immutabile e indicibile [3] suo glorioso servizio che non tace? [4] Caddi prono e adorai il
Signore. [5] Il Signore mi chiamò con la sua bocca: "Coraggio, Enoc, non temere, alzati e
sta davanti al mio volto nei secoli". [6] Michele, il grande arcangelo del Signore mi rialzò e
mi condusse davanti al volto del Signore. Il Signore mise alla prova i suoi servi e disse loro:
"Enoc salga per stare davanti al mio volto nei secoli". [7] I Gloriosi s'inchinarono e dissero:
"Salga!". [8] Il Signore disse a Michele: "Prendi Enoc e spoglialo delle vesti terrene e ungilo
di olio benedetto e rivestilo di vesti di gloria". [9] Michele mi spogliò delle mie vesti e mi
unse di olio benedetto. L'aspetto dell'olio era più (splendido) di una grande luce, il suo
unguento (era) come una rugiada benefica, il suo profumo come di mirra e i suoi raggi
come quelli del sole. [10] Guardai me stesso e fui come uno dei Gloriosi e non c'era
differenza d'aspetto. Il Signore chiamò Vereveil uno dei suoi arcangeli che era abile a
scrivere tutte le opere del Signore. [11] Il Signore disse a Vereveil: "Prendi dei libri dai
depositi e consegna un calamo a Enoc e dettagli i libri". Vereveil si affrettò e mi portò dei
libri screziati di smirnio e mi consegnò un calamo dalla sua mano.
XXIII
[1] Mi diceva tutte le opere del cielo e della terra e del mare e i movimenti e le vite di tutti
gli elementi e il cambiamento degli anni e i movimenti e le modificazioni dei giorni e i
comandamenti e le istruzioni e la dolce voce dei canti e le salite delle nubi e le uscite dei
venti [2] e ogni lingua dei canti delle milizie armate. Tutto ciò che conviene imparare [3]
Vereveil me l'espose in trenta giorni e in trenta notti e la sua bocca non tacque di parlare.
Io non mi riposai trenta giorni e trenta notti, scrivendo tutti i segni [4] e quando ebbi finito,
Vereveil mi disse: "Siediti, scrivi tutto ciò che ti ho esposto". [6] Mi sedetti il doppio di
trenta giorni e trenta notti e scrissi (tutto) esattamente e composi 360 libri.
XXIV
[1] Il Signore mi chiamò e mi mise alla sua sinistra più vicino di Gabriele e io adorai il
Signore. [2] Il Signore mi disse: "Tutto ciò che hai visto, o Enoc, (ciò) che sta (fermo) e che
si muove e che é stato compiuto da me, io te lo spiegherò prima che tutto (ciò) fosse
all'inizio, tutto ciò che ho creato dal non essere all'essere e dall'invisibile al visibile. [3]
Neppure ai miei angeli ho spiegato il mio segreto, né ho raccontato loro la loro
composizione né hanno conosciuto la mia creazione infinita e inconoscibile e io a te la
spiego oggi. [4] Prima che fossero tutte le cose visibili, si aprì la luce e io in mezzo alla luce
passavo come uno degli invisibili , come il sole (che) va dall'oriente all'occidente e
dall'occidente all'oriente. [5] Il sole troverà riposo, ma io non trovai riposo, perché tutte le
cose erano senza formazione. Avendo meditato di porre un fondamento per fare una
creazione visibile,
XXV
[1] diedi ordine nelle profondità che una delle cose invisibili salisse visibile. Uscì Adoil,
grandissimo assai e lo guardai ed eccolo che aveva nel ventre il grande secolo. [2] Io gli
dissi: "Liberati, Adoil, e sia visibile ciò che nasce da te". Egli si liberò [3] e da lui uscì il gran
secolo, così portando tutta la creazione che io volevo fare. Vidi che (era) bene [4] e posi per
me un trono e mi sedetti su di esso. Alla luce dissi: "Tu sali più in alto e solidificati, sii il
fondamento delle cose dell'alto" [5] e al di sopra della luce non c'é nient'altro. Alzatomi dal
mio trono guardai
XXVI
[1] e chiamai una seconda volta nelle profondità e dissi: "Esca fuori, visibile , una cosa dura
dalle cose invisibili". Uscì Aruchaz, duro, pesante e molto nero. [2] Vidi che era adatto [3] e
gli dissi: "Tu scendi in basso e solidificati e diventa la fondazione delle cose del basso".
Scese e si solidificò e divenne il fondamento delle cose del basso. Non c'é sotto la tenebra
nient'altro.
XXVII
[1] Avvolto l'etere di luce, [2] l'addensai [3] e l'estesi al di sopra della tenebra.
XXVIII
[2] Dalle acque consolidai grandi pietre, alle onde dell'abisso ordinai di seccare sulla terra
ferma [3] e chiamai abisso ciò che ricadde. [4] Raccolto il mare in un solo luogo, lo legai
con un giogo. Diedi tra la terra e il mare un confine eterno: non sarà spezzato dalle acque.
Fissai il firmamento e lo fondai al di sopra delle acque.
XXIX
[1] Per tutte le milizie celesti formai dalla grande luce il sole e lo posi nel cielo affinché
risplenda sulla terra. [3] Dalle pietre feci scaturire un gran fuoco e dal fuoco creai tutte le
milizie incorporee e tutte le milizie delle stelle e i Cherubini e i Serafini e gli Ofanim e tutto
questo lo feci scaturire dal fuoco.
(Recensione A)
[1] Il mio occhio: acqua e fuoco convivono nella folgore che si produsse dallo sguardo di
Dio rivolto verso ciò che é duro. [4] Uno... degli arcangeli: é Satanaele. Cfr. XVIII,. Il suo
primo peccato consistette nel volersi fare grande come Dio. [5] lo cacciai... nell'aria: cfr.
XXXI,. Vedi inoltre Test. Ben., III, e Ef., II,, VI,. Il cap. XXIX in R suona: "[1] Per tutte le
milizie celesti formai una natura di fuoco. Il mio occhio guardò verso la pietra dura e molto
rude e dal lampo del mio occhio la folgore ricevette una natura acquosa e fuoco nell'acqua e
acqua nel fuoco [2] né questa spegne quello né quello secca questa. Per questo la folgore é
più penetrante e più brillante dello splendore del sole, e acqua molle é più dura della pietra
rude. [3] Dalla pietra feci scaturire un gran fuoco e dal fuoco creai gli ordini delle milizie
incorporee, una miriade di miriadi di angeli e le loro armi di fuoco e le loro vesti (come)
una fiamma che brucia e ordinai che ciascuno stesse nel suo ordine. [4] Uno, dell'ordine
degli arcangeli, defezionando con l'ordine che era sotto di lui, concepì il pensiero
impossibile di porre il suo trono più in alto delle nubi (che sono) sopra alla terra, per essere
uguale alla mia potenza. [5] Io lo ricacciai dall'alto con i suoi angeli ed egli volava [lett. "era
volante"] eternamente nell'aria sopra l'abisso. [6] Creai così tutti i cieli e (questo) fu il terzo
giorno".
XXX
[1] Alla terra ordinai di far crescere ogni albero e ogni monte e ogni erba che fa seme e ogni
seme seminato. Prima di creare le anime viventi, avevo preparato loro il cibo. [7] Al mare
comandai di far nascere i suoi pesci e ogni rettile che striscia sulla terra e ogni uccello che
vola. [8] Quando ebbi finito tutto, comandai alla mia Sapienza di creare l'uomo.
XXXIII
[3] Ora, Enoc, tutto ciò che ti ho spiegato e tutto ciò che hai visto nei cieli e tutto ciò che hai
visto sulla terra e tutto ciò che hai scritto nei libri, tutto questo ho escogitato di crearlo con
la mia sapienza. L'ho creato dal fondamento in basso fino a quello in alto e fino alla loro
fine. [4] Non c'é consigliere né continuatore, (sono) io solo eterno, non creato con le mani;
il mio pensiero immutabile é il mio consigliere, la mia parola é atto e i miei occhi
contemplano tutto. Se guardo il tutto, allora é stabile , ma se volgo via il mio volto, allora
tutto si distrugge. [5] Presta attenzione, Enoc, e conosci chi ti parla. Prendi i libri che hai
scritto, [6] io ti do Semeil e Rasuil che ti hanno fatto salire da me e scendi sulla terra e
spiega ai tuoi figli tutto ciò che ti ho detto e tutto ciò che hai visto dal cielo più basso fino al
mio trono. [7] Tutte le milizie sono io che le ho create , non c'é chi si opponga a me o che
non si sottometta e tutti si sottomettono alla mia autocrazia e servono il mio unico potere.
[8] Consegna loro i libri scritti dalla tua mano ed essi li leggeranno e conosceranno il
creatore di tutte le cose e comprenderanno essi pure che non c'é un altro all'infuori di me
[9] e distribuiranno i libri scritti dalla tua mano ai figli e i figli ai figli e da parente a
parente e da generazione a generazione. [10] Poiché io ti darò un intercessore, Enoc, il mio
arcistratega Michele; perché lo scritto della tua mano e lo scritto della mano dei tuoi padri,
Adamo e Seth [11] non saranno distrutti fino al secolo ultimo, perché io ho comandato ai
miei angeli Arioch e Marioch, [12] che ho posto sulla terra per custodirla e comandare alle
cose temporali, di conservare lo scritto della mano dei tuoi padri affinché non perisca nel
diluvio futuro che io farò nella tua stirpe.
XXXIV
[1] Io conosco la malvagità degli uomini (so) che non sopporteranno di prendere il giogo e
che non seminano i semi che ho dato loro, ma che hanno rifiutato il mio giogo e che
prenderanno un altro giogo e semineranno semi vuoti e adoreranno déi vani e rifiuteranno
la mia autocrazia e che tutta la terra sarà gravata di iniquità e di ingiustizie e [2] di
adulterii e di idolatrie. [3] Allora porterò il diluvio sulla terra e la terra stessa sarà distrutta
in un grande pantano.
XXXV
[1] Lascerò un uomo giusto della tua tribù con tutta la sua casa, che agirà secondo la mia
volontà e dal loro seme nascerà un'altra generazione in seguito, numerosa e molto
insaziabile. [2] Allora nel corso di questa generazione appariranno i libri scritti dalla mano
tua e (da quella) dei tuoi padri, perché i guardiani della terra li mostreranno agli uomini di
fede [3] ed essi li spiegheranno a questa generazione ed essi saranno glorificati in sèguito
più che prima.
XXXVI
[1] Ora, Enoc, ti do un termine di attesa, trenta giorni da passare nella tua casa per parlare
ai tuoi figli da parte mia e ai tuoi familiari; e tutti quelli che conservano il loro cuore,
leggano e comprendano che non c'é un altro all'infuori di me. [2] Tra trenta giorni
manderò gli angeli da te ed essi ti prenderanno dalla terra e dai tuoi figli (per portarti) da
me e tutto ciò che é secondo la volontà del Signore.
XXXVII
"[1] Il Signore chiamò uno dei suoi angeli capi, terribile e minaccioso e lo pose accanto a
me. L'aspetto di quest'angelo (era) bianco come la neve, le sue mani (erano) ghiaccio, con
l'aspetto di chi ha un gran freddo. Raffreddò il mio volto perché non sopportavo il terrore
del Signore, come non é possibile sopportare il fuoco della fornace e il calore del sole e il
gelo dell'aria. [2] Il Signore mi disse "Enoc, se il tuo volto non si raffredda qui, nessun
uomo può guardare il tuo volto"".
XXXVIII
"[1] Il Signore disse a quegli uomini che mi avevano fatto salire prima: "Enoc scenda sulla
terra con voi e attendetelo fino al giorno fissato [2] Mi posero di notte sul mio letto. [3]
Matusalemme aspettava la mia venuta, montando la guardia giorno e notte presso il mio
letto e fu terrorizzato quando udì il mio arrivo. Gli dissi che si radunasse tutta la gente
della mia casa. Io dissi loro"".
XXXIX
[1] E tutto ciò che é secondo la volontà del Signore. [2] Io infatti sono stato mandato dalla
bocca del Signore da voi, per dirvi tutto ciò che é e tutto ciò che sarà fino al giorno del
giudizio. [3] Ed, ora, miei figli, non dalla mia bocca vi parlo oggi, ma dalla bocca del
Signore che mi ha mandato da voi. Voi infatti udite le mie parole dalla mia bocca di uomo
creato uguale a voi, ma io le ho udite dalla bocca di fuoco del Signore, poiché la bocca del
Signore (é) una fornace di fuoco e le sue parole una fiamma che esce. Voi, miei figli, vedete
il mio volto di uomo creato simile a voi, io ho visto il volto del Signore come ferro
arroventato dal fuoco che getta scintille. [4] Voi, infatti, guardate gli occhi di un uomo
creato uguale a voi, io ho guardato gli occhi del Signore come raggi del sole che brilla, che
atterriscono gli occhi dell'uomo. [5] Voi, figli, vedete la mia destra che vi fa segno, di uomo
creato uguale a voi, io ho visto che mi faceva segno la destra del Signore, che riempie il
cielo. [6] Voi vedete l'estensione del mio corpo simile al vostro, io ho visto l'estensione del
Signore incommensurabile e incomparabile, che non ha fine. [7] Voi udite le parole della
mia bocca, io ho udito le parole del Signore come un grande tuono in un'incessante
agitazione di nubi. [8] Ora, miei figli, ascoltate il discorso su un re della terra. E' terribile e
pericoloso stare davanti al volto di un re della terra, spaventoso e molto pericoloso, perché
la volontà di un re é morte e la volontà di un re é vita. Stare davanti al volto del re dei re,
chi ne sosterrà lo spavento infinito o (quello della) grande bruciatura?
XXXVIIb
[1] Ma il Signore chiamò dai suoi angeli capi uno terribile (e) lo pose accanto a me e
l'aspetto di quest'angelo (era) neve e le sue mani ghiaccio ed egli raffreddò il mio volto,
poiché non sopportavo il terrore della bruciatura del fuoco [2] ed é così che il Signore mi
parlò tutte le sue parole.
XL
[1] Ora dunque, o miei figli, io conosco tutte le cose, alcune dalla bocca del Signore, le altre
le hanno viste i miei occhi, dal principio alla fine e dalla fine al ritorno. [2] Io conosco tutto
e ho scritto nei libri le estremità dei cieli e ciò che li riempie, io ho misurato i loro
movimenti e io conosco le loro milizie, io ho compiuto (il conto) delle stelle, grande
moltitudine senza numero. [3] Quale uomo concepirà i circuiti dei loro cambiamenti o i
loro movimenti o i loro ritorni o le loro guide o coloro che sono guidati? Neppure gli angeli
conoscono il loro numero, io ho scritto i loro nomi. [4] Ho misurato il cerchio del sole e ho
contato i suoi raggi e le sue entrate e le sue uscite e tutti i suoi movimenti (e) ho scritto i
loro nomi. [5] Ho misurato il cerchio della luna e i suoi movimenti per ogni giorno e la
decrescenza della sua luce per ogni giorno e ora [...] e ho scritto i loro nomi. [8] Le
abitazioni delle nubi e le loro bocche e le loro ali e le loro piogge e le loro gocce io le ho
investigate [9] e ho scritto il rombo del tuono e la meraviglia del lampo. Mi hanno
mostrato i loro guardiani, le loro salite attraverso le quali salgono con misura: con una
briglia si alzano e con una briglia si abbassano, affinché con greve violenza non lacerino le
nubi e facciano perire ciò che (c'é) sulla terra. [10] Io ho scritto i depositi delle nevi e i
magazzini dei ghiacci e ogni spirito del freddo. Io ho osservato come a (certe) epoche i loro
custodi riempiano le nubi e i depositi non si vuotino. [11] Io ho scritto le camere dei venti,
io ho guardato e visto come i loro guardiani portano bilance e misure. Prima li mettono
sulla bilancia, poi nella misura e con misura li lasciano andare su tutta la terra, affinché
non scuotano la terra con un soffio violento. [12] Di là fui fatto scendere e giunsi nel luogo
del giudizio e vidi l'inferno aperto [13] e vidi là un campo come una prigione, un giudizio
senza misura. Scesi e scrissi tutti i giudizi dei giudicati e conobbi tutti i loro interrogatorii.
XLI
[1] Sospirai e piansi sulla rovina degli empii [2] e dissi nel mio cuore: "Beato colui che non
é nato o che nato non ha peccato davanti al volto del Signore, perché non venga in questo
luogo, né porti il giogo di questo luogo".
XLII
[1] Vidi i custodi delle chiavi dell'inferno, che stavano presso porte grandissime, i loro volti
(erano) come (quelli) di grandi vipere, i loro occhi come lampade spente e i loro denti
denudati fino al loro petto. [2] Dissi loro in viso: "Volesse il cielo che non vi avessi visto, né
avessi contemplato le vostre azioni e che nessuno della mia stirpe venisse da voi!". [3] Di là
salii nel paradiso dei giusti e là vidi un luogo benedetto e ogni creatura (é) benedetta, tutti
vivono in gioia e in [5] letizia e in una luce senza misura e nella vita eterna. [6] Allora dissi,
miei figli, e ora lo dico a voi: "Beato colui che teme il nome del Signore e che servirà per
sempre davanti al suo volto e disporrà i doni, offerte di vita e vivrà la vita e morirà. [8]
Beato colui che farà un giudizio giusto, (che) vestirà l'ignudo con la (sua) veste e
all'affamato darà pane. [9] Beato chi giudicherà con un giudizio giusto l'orfano e la vedova
e aiuterà ogni vittima dell'ingiustizia. [10] Beato colui che si trarrà indietro dalla via del
cambiamento e che cammina per le vie diritte. [11] Beato chi semina i semi della giustizia,
perché li mieterà al settuplo. [12] Beato colui nel quale é la verità e (che) dice la verità al
prossimo. [13] Beato colui che ha sulle labbra la pietà e la dolcezza. [14] Beato colui che
comprenderà le opere del Signore e lo glorificherà e a causa delle sue opere riconoscerà
l'artefice".
XLIII
[1] Ecco, miei figli, io, sperimentando le cose dirette sulla terra, le ho scritte. Io ho messo
insieme tutto l'anno e dall'anno ho calcolato i mesi e dal mese ho contato i giorni e dal
giorno ho contato le ore. Io ho misurato e notato le ore e distinto ogni seme sulla terra; e
ogni misura e ogni bilancia giusta le ho misurate ed esaminate come mi ha ordinato il
Signore e in queste cose ho trovato differenza. [2] Un anno é più stimabile di un (altro)
anno e un giorno di un (altro) giorno e un'ora di un'(altra) ora. Così un uomo e più
stimabile di un (altro) uomo, uno a causa di un grande patrimonio, l'altro a causa della
saggezza del cuore , l'altro a causa dell'intelligenza e dell'abilità e del silenzio delle labbra.
[3] Ma non c'é nessuno più grande di chi teme il Signore: coloro infatti che temono il
Signore saranno gloriosi nei secoli.
XLIV
[1] Il Signore ha creato l'uomo con le sue mani e a somiglianza del suo volto, piccolo e
grande il Signore l'ha fatto. [2] Chi oltraggia il volto dell'uomo, oltraggia il volto del
Signore , chi ha ripugnanza del volto dell'uomo, ha ripugnanza del volto del Signore, chi
disprezza il volto dell'uomo, disprezza il volto del Signore. [3] Collera e giudizio grande
(per) chi sputa sul volto dell'uomo. [4] Beato chi dirigerà il suo cuore verso ogni uomo, così
da aiutare chi é giudicato e così da sostenere chi é spezzato e così da donare a chi ha
bisogno, [5] perché nel giorno del grande giudizio ogni opera dell'uomo sarà rinnovata
dallo scritto. Beato colui la cui misura sarà giusta e il peso giusto e le bilance giuste, perché
nel giorno del grande giudizio ogni misura e ogni peso e ogni bilancia saranno esposti
come sul mercato e ciascuno riconoscerà la sua misura e secondo questa riceverà la
mercede.
XLV
[1] Colui che affretterà l'offerta davanti al volto del Signore, il Signore affretterà le sue
acquisizioni. [2] (A) colui che moltiplicherà le lampade davanti al volto del Signore, il
Signore moltiplicherà i suoi granai. [3] Forse che il Signore ha bisogno di pane o di candela
o di montone o di bue? Ma con questo il Signore mette alla prova il cuore dell'uomo.
XLVI
[3] Perché allora il Signore manderà la sua grande luce e in essa avverrà il giudizio, e chi, là,
sarà nascosto?
XLVII
[1] E ora, miei figli, ponete la riflessione nei vostri cuori e prestate orecchio alle parole di
vostro padre, a tutto ciò che vi annuncio da (parte della) bocca del Signore. [2] Prendete
questi libri, libri scritti dalla mano di vostro padre e leggeteli: e in essi conoscete le opere
del Signore: [3] che non c'é (un altro) all'infuori del Signore solo, [4] il quale ha posto i
fondamenti sull'incerto, ha teso i cieli sull'invisibile [5] ha posto la terra sulle acque,
fondandola sull'instabile, che ha fatto da solo la creazione innumerevole. Chi ha contato la
polvere della terra o la sabbia del mare o le gocce delle nubi? [6] Che ha congiunto la terra
e il mare con legami indissolubili, che ha fatto scaturire dal fuoco la bellezza inconcepibile
delle stelle e ne ha ornato il cielo,
XLVIII
[5] che dall'invisibile ha creato tutte le cose visibili, essendo egli stesso invisibile. [6]
Distribuite questi libri ai vostri figli e i figli ai figli e a tutti i vostri parenti [7] e in tutte le
vostre generazioni che hanno la saggezza di temere il Signore ed essi li accoglieranno e
(ciò) sarà loro gradito più di ogni buon cibo e li leggeranno e si attaccheranno ad essi, [8]
mentre gli insipienti che non conoscono il Signore non li accoglieranno, ma li
respingeranno, perché il loro giogo sarà loro pesante. [9] Beato chi porterà il loro giogo e lo
stringerà, perché lo troverà nel giorno del grande giudizio.
XLIX
[1] Poiché io vi giuro, o miei figli, [2] che prima ancora che l'uomo fosse, é stato preparato
per lui un luogo di giudizio e che la bilancia e il peso secondo il quale l'uomo [3] sarà
esaminato, sono stati là preparati in anticipo.
L
[1] Io metterò per iscritto l'opera di ogni uomo e nessuno può sottrarvisi. [2] Ora, dunque,
figli miei, trascorrete nella pazienza e nella dolcezza il numero dei vostri giorni, affinché
ereditiate il secolo futuro bis senza fine. [3] Ogni colpo e ogni ferita e bruciatura e ogni
parola cattiva [4] se vi vengono addosso a causa del Signore, sopportateli, e pur potendo
darli in restituzione, non restituiteli al prossimo , perché é il Signore che restituisce ed egli
vi sarà di vendicatore nel giorno del grande giudizio. [5] Perdete l'oro e l'argento per il
vostro fratello, per ricevere un tesoro pieno nel giorno del giudizio. [6] All'orfano e alla
vedova tendete le vostre mani e secondo le vostre forze aiutate il misero ed essi si
troveranno come riparo al tempo della prova.
LI
[3] Ogni giogo triste e pesante, se viene su di voi a causa del Signore, sopportatelo e così
troverete la vostra mercede nel giorno del giudizio. [4] Al mattino e a mezzogiorno e alla
sera del giorno é buona cosa andare nella casa del Signore a glorificare il creatore di tutte le
cose.
LII
[1] Beato chi apre il suo cuore alle lodi e loda il Signore. [2] Maledetto chi apre il suo cuore
all'insulto e alle calunnie contro il prossimo. [3] Beato chi apre la sua bocca, benedicendo e
glorificando il Signore. [4] Maledetto chi apre la sua bocca per la maledizione e la
bestemmia al volto del Signore. [5] Beato chi glorifica tutte le opere del Signore. [6]
Maledetto chi insulta la creazione del Signore. [7] Beato chi considera le fatiche delle sue
mani per innalzarle. [8] Maledetto chi mira a cancellare le fatiche degli altri. [9] Beato chi
conserva i fondamenti degli antichi padri, [10] maledetto chi distrugge le regole e i limiti
dei suoi padri. [11] Benedetto chi pianta la pace , [12] maledetto chi abbatte coloro che
sono in pace. [13] Benedetto chi dice: pace e che ha la pace. [14] Maledetto chi dice: pace e
non c'é pace nel suo cuore. [15] Tutto questo si svelerà sulla bilancia e nei libri nel giorno
del giudizio terribile.
LIII
[1] Ora dunque, o miei figli, preservate i vostri cuori da ogni ingiustizia; sulla bilancia
ereditate la luce nei secoli. Non direte, miei figli: "(Nostro) padre é con il Signore e
intercederà per noi per il (nostro) peccato". [2] Vedete che tutte le opere di ogni uomo io le
scrivo [3] e nessuno può distruggere lo scritto della mia mano, perché il Signore vede tutto.
[4] Ora dunque, miei figli, prestate orecchio a tutte le parole di vostro padre, a tutto quello
che io vi dico
LIV
[1] affinché vi siano in eredità di riposo. E i libri che vi ho dato, non nascondeteli, (ma)
spiegateli a tutti quelli che lo vogliono, per vedere se riconosceranno le opere del Signore.
LV
[1] Poiché, ecco, figli miei, si avvicina il giorno del termine e il tempo fissato (mi) costringe
e gli angeli che vanno con me stanno davanti al mio volto [2] e io domani salirò al cielo più
alto, mia eredità eterna. [3] Per questo vi comando, miei figli, di fare ogni buona volontà
(davanti) al volto del Signore.
LVI
[1] Matusalemme rispose a suo padre Enoc: "Che cosa gradito ai tuoi occhi, padre, che
prepariamo cibi davanti al tuo volto, affinché tu benedica le nostre case e i tuoi figli e tutta
la gente della tua casa? Tu glorificherai il tuo popolo e così poi partirai". [2] Enoc rispose a
suo figlio e disse: "Ascolta, figlio, da quando il Signore mi ha unto dell'olio della sua gloria,
non c'é stato cibo in me, né il cibo m'é gradito, né ho voglia di cibo terrestre.
LVII
[1] Ma chiama i tuoi fratelli e tutta la gente della nostra casa e gli anziani del popolo,
affinché io parli con loro e parta". [2] Matusalemme si affrettò e chiamò i suoi fratelli
Regim e Ariim e Achazuchan e Charimion e tutti gli anziani del popolo e li condusse
davanti al volto di suo padre Enoc e si inchinarono a lui. Enoc li accolse e li benedisse e
rispose loro dicendo:
LVIII
[1] "Ascoltate, o figli. Ai giorni di vostro padre Adamo, il Signore scese sulla terra a v isitare
essa e tutta la sua creazione che egli stesso aveva creato. [2] Il Signore chiamò tutti gli
animali della terra e ogni rettile della terra e tutti gli uccelli alati e li condusse davanti al
volto di vostro padre Adamo, affinché desse nomi a tutti sulla terra. [3] Il Signore li lasciò
accanto a lui e sottomise a lui tutto come inferiore, al secondo posto, avendolo reso sordo
per tutta sottomissione e obbedienza all'uomo. Poiché egli ha fatto l'uomo signore di tutti i
suoi possedimenti: [4] su di loro non vi sarà giudizio per ogni anima vivente, ma per
l'uomo solo. [5] Per tutte le anime degli animali nel grande secolo c'é un solo posto e un
solo recinto e un solo pascolo. [6] Poiché l'anima degli animali che il Signore ha creato, non
sarà richiusa fino al giudizio e tutte le anime accusano l'uomo. Chi pascola male l'anima
degli animali commette iniquità verso la propria anima.
LIX
[2] Ma chi conduce un sacrificio di animali puri, é guarigione, egli guarisce la sua anima e
chi porta un sacrificio di uccelli puri, é guarigione, guarisce la sua anima. [3] Tutto ciò che
voi avete per cibo, legatelo per le quattro zampe, é guarigione, egli guarisce la sua anima.
[4] Chi mette a morte ogni animale senza legarlo, é cattivo costume, commette iniquità
verso la sua anima. [5] Chi fa del male a un animale in segreto, é cattivo costume, egli
commette iniquità verso la sua anima.
LX
[1] Chi fa del male a un'anima umana fa male alla sua anima e non c'é per lui guarigione
nei secoli. [2] Chi commette un'uccisione mette a morte la sua anima e non c'é per lui
guarigione nei secoli. [3] Chi spinge un uomo nella rete ci resta impigliato lui stesso: non
c'é per lui guarigione nei secoli [4] e chi spinge un uomo in giudizio, il suo giudizio non
verrà meno nei secoli.
LXI
[1] Ora dunque, o figli miei, astenete il vostro cuore da ogni ingiustizia che il Signore ha in
orrore e più ancora da ogni anima vivente, quante ne ha create il Signore. [2] Ciò che un
uomo domanda al Signore per la sua anima, così lo faccia per ogni anima viva. Perché nel
grande secolo (1 bis) molti rifugi sono preparati per l'uomo, dimore molto buone, dimore
cattive senza numero. [3] Beato chi va nelle case benedette, (poiché) nelle cattive non c'é
soggiorno. [4] Un uomo, quando mette una parola nel (suo) cuore di portare un dono
davanti al volto del Signore e le sue mani non lo fanno, allora il Signore respinge il lavoro
delle sue mani ed egli non ottiene nulla. [5] Se le sue mani lo fanno e il suo cuore mormora
e non cessa la sofferenza del suo cuore, la sua mormorazione é senza frutto.
LXII
[1] Beato l'uomo che nella sua pazienza porta un dono davanti al volto del Signore, perché
troverà ricompensa. [2] Un uomo quando con la sua bocca fissa un termine per portare un
dono davanti al volto del Signore e lo fa, allora troverà ricompensa. Ma se adempie la sua
parola dopo aver passato il tempo fissato, il suo pentimento non é gradito [3] perché ogni
ritardo fa scandalo.
LXIII
[1] Un uomo quando copre chi é nudo e dà pane all'affamato troverà ricompensa, [2] ma se
il suo cuore mormora, allora egli fa una perdita e non ci sarà rimunerazione. [3] Quando il
povero é sazio e il suo cuore é sprezzante, allora perde tutta la sua opera buona e non
otterrà (nulla), [4] perché il Signore detesta ogni uomo sprezzante".
LXIV
[1] Accadde che quando Enoc ebbe parlato ai suoi figli e ai principi del popolo, tutto il suo
popolo e tutti i suoi vicini udirono che il Signore chiamava Enoc. Si consultarono tutti
dicendo: "Andiamo e salutiamo Enoc". [2] Si radunarono fino a duemila uomini e vennero
fino al luogo Azuchan dove c'erano Enoc e i suoi figli [3] e gli anziani del popolo.
Salutarono Enoc, [4] dicendo: "Tu, benedetto (davanti) al Signore re eterno, benedici ora il
tuo popolo e glorificaci (davanti) al volto del Signore , [5] perché il Signore ti ha scelto per
porti (come) colui che toglie i nostri peccati". [6] Enoc rispose al suo popolo, dicendo:
LXV
[1] "Ascoltate, miei figli: prima che tutte le cose fossero, prima che avesse luogo tutta la
creazione, il Signore stabilì il secolo della creazione e dopo questo fece tutta la sua
creazione visibile e invisibile [2] e dopo tutto ciò creò l'uomo secondo la sua immagine e
mise in lui gli occhi per vedere e le orecchie per udire e il cuore per pensare e la ragione per
consigliare. [3] Allora il Signore liberò il secolo a causa dell'uomo e lo divise in tempi [4] e
in ore, perché l'uomo mediti i cambiamenti dei tempi e la (loro) fine, l'inizio e la fine degli
anni e dei mesi e dei giorni e delle ore e perché calcoli la morte della sua vita. [6] Quando
avrà fine tutta la creazione che il Signore ha creato e ogni uomo andrà al grande giudizio
del Signore, [7] allora i tempi periranno e non ci saranno più anni, né mesi né giorni e le
ore non saranno più contate, [8] ma sorgerà un solo secolo. Tutti i giusti che sfuggiranno al
grande giudizio del Signore si uniranno al grande secolo e il secolo insieme si unirà ai
giusti e saranno eterni. [9] In essi non ci sarà più fatica né dolore né afflizione né attesa di
violenza né pena né notte né tenebra, [10] ma avranno una grande luce per l'eternità e un
muro indistruttibile e avranno un grande paradiso , riparo di un soggiorno eterno. [11]
Beati i giusti che sfuggiranno al grande giudizio del Signore, perché i (loro) volti
risplenderanno come il sole.
LXVI
[1] Or dunque, miei figli, preservate le vostre anime da ogni ingiustizia, da tutto ciò che il
Signore ha odiato. [2] Camminate davanti al volto del Signore e servite lui solo e portate
ogni offerta davanti al volto del Signore. [4] Poiché se levate lo sguardo al cielo, là c'é il
Signore, poiché il Signore ha creato i cieli. Se posate lo sguardo sulla terra e sul mare e
pensate alle cose sotterranee, anche là c'é il Signore, perché il Signore ha creato tutte le
cose. [5] Nessuna azione sarà nascosta al volto del Signore. [6] Nella pazienza, nella
dolcezza e nell'afflizione delle vostre tribolazioni, uscite da questo secolo di sofferenza".
Dopo il riassunto della metafisica enochica quello della morale.
LXVII
[1] Mentre Enoc conversava col suo popolo, il Signore mandò tenebre sulla terra e ci fu
oscurità e l'oscurità coprì gli uomini che stavano con Enoc. [2] Gli angeli si affrettarono e
gli angeli presero Enoc e lo innalzarono nel cielo più alto e il Signore l'accolse e lo pose
davanti al suo volto nei secoli. L'oscurità si allontanò dalla terra e ci fu luce [3] e il popolo
vide e comprese in che modo Enoc era stato preso e glorificarono Dio e andarono nelle loro
case.
LXVIII
[5] Matusalemme e i suoi fratelli, i figli di Enoc, si affrettarono e costruirono un altare nel
luogo Azuchan di dove Enoc era stato preso [6] e presero montoni e buoi e li sacrificarono
(davanti) al volto del Signore. [7] Chiamarono tutto il popolo che era venuto con loro alla
letizia e il popolo portò doni ai figli di Enoc e fecero letizia e gioia per tre giorni.
LXIX
[1] Nel terzo giorno, al tempo della sera, gli anziani del popolo parlarono a Matusalemme,
dicendo: "Vieni e sta' (davanti) al volto del Signore e (davanti) al volto del tuo popolo e di
fronte all'altare del Signore e sarai glorificato nel tuo popolo". [2] Matusalemme rispose al
suo popolo: "Oh, il Signore, Dio di mio padre Enoc, é lui stesso che si innalzerà un
sacerdote sul suo popolo". [3] Il popolo attese tutta quella notte nel luogo Azuchan [4] e
Matusalemme restò presso l'altare e pregò il Signore e disse: "Signore di tutto il secolo, che
sei l'unico, che hai scelto nostro padre Enoc, tu, Signore rivela un sacerdote per il tuo
popolo e fa intendere ai cuori di temere la tua gloria e di fare tutto secondo la tua volontà".
[5] Matusalemme si addormentò e il Signore gli apparve in una visione notturna e gli disse:
"Ascolta, Matusalemme, io sono il Signore, Dio di tuo padre Enoc; ascolta la voce del tuo
popolo e sta di fronte a loro e di fronte al mio altare e ti glorificherò di fronte a questo mio
popolo per tutti i giorni della tua vita". [6] Matusalemme, levatosi dal suo sonno, benedisse
colui che gli era apparso. [7] Gli anziani del popolo si rivolsero il mattino a Matusalemme e
il Signore Dio diresse il cuore di Matusalemme ad ascoltare la voce del popolo ed egli disse
loro: "Il Signore nostro Dio, ciò che é bene ai suoi occhi, lo faccia su questo suo popolo".
[8] Sarsan , Charmis e Zazas e gli anziani del popolo si affrettarono e avvolsero
Matusalemme in una veste splendida e misero una corona brillante sul suo capo. [9] Il
popolo si affrettò e il popolo condusse montoni e buoi e degli uccelli tutto ciò che é
accuratamente scelto, a Matusalemme da sacrificare (davanti) al volto del Signore e di
fronte al popolo. [10] Matusalemme salì al luogo di sacrificio del Signore, come la stella del
mattino che si alza e tutto il popolo andò al suo sèguito. [11] Matusalemme stette presso
l'altare e tutto il popolo intorno all'altare. [12] Gli anziani del popolo, presi i montoni e i
buoi, li legarono per le quattro zampe e li posero a capo dell'altare [13] e il popolo disse a
Matusalemme: "Prendi il tuo coltello e sgozza questi (animali) accuratamente scelti
(davanti) al volto del Signore". [14] Matusalemme tese le sue mani al cielo, invocò il
Signore, dicendo: "Ahimé, o Signore! Chi sono io per stare a capo del tuo altare e alla testa
di tutto il tuo popolo? [15] Ora, o Signore, Signore, getta lo sguardo sul tuo servo e sulla
testa di tutto il tuo popolo e su tutto ciò che é stato accuratamente scelto e dà la grazia al
tuo servo di fronte a questo popolo perché comprenda che sei tu che hai stabilito un
sacerdote per il tuo popolo". [16] Accadde che, mentre Matusalemme pregava, l'altare fu
scosso e il coltello si sollevò dall'altare e il coltello balzò nelle mani di Matusalemme di
fronte a tutto il popolo. Tutto il popolo si mise a tremare e glorificò il Signore. [17]
Matusalemme fu onorato (davanti) al volto del Signore e di fronte a tutto il popolo da quel
giorno. [18] Matusalemme prese e sgozzò tutto ciò che era venuto dal popolo. Il popolo gioì
e fu in letizia davanti al volto del Signore e al volto di Matusalemme in quel giorno [19] e
poi se ne andarono nelle loro case.
LXX
[1] Matusalemme da quel giorno stette a capo dell'altare e a capo di tutto il popolo. Nel
1480 visitò tutta la terra e ricercò tutti coloro che avevano creduto nel Signore e coloro che
avevano cambiato li corresse e li convertì e non si trovò un uomo che si allontanasse dal
volto del Signore per tutti i giorni che visse Matusalemme. [2] Il Signore benedisse
Matusalemme ed ebbe benevolenza per i suoi sacrifici e per i suoi doni e per tutto il
servizio che egli servì (davanti) al volto del Signore. [3] Dopo il termine dei giorni di
Matusalemme, il Signore gli apparve in una visione notturna e gli disse: "Ascolta,
Matusalemme, io sono il Signore , Dio di tuo padre Enoc. Voglio che tu sappia che sono
finiti i giorni della tua vita e si é avvicinato il giorno del tuo riposo. [4] Chiama Nir il
secondo figlio di tuo figlio Lamech e rivestilo delle tue vesti sacre e lo porrai presso il mio
altare e gli dirai tutto ciò che gli avverrà nei suoi giorni. Perché si avvicinano i tempi della
distruzione di tutta la terra e di ogni uomo e di tutto ciò che si muove sulla terra. [5] Poiché
nei suoi giorni ci sarà un grande disordine sulla terra, perché l'uomo é diventato invidioso
del suo prossimo e popolo si scaglierà contro popolo e nazione solleverà guerra contro
nazione, tutta la terra si riempirà di sangue e di malvagio disordine. [6] Per di più
abbandoneranno il loro creatore e adoreranno ciò che é fisso nel cielo e ciò che cammina
sulla terra e le onde del mare e l'Avversario esulterà e gioirà delle loro (11 bis) opere per la
mia afflizione. [7] Tutta la terra cambierà il suo ordine e ogni frutto e ogni erba
cambieranno i loro tempi perché aspetteranno il tempo della distruzione. E tutte le nazioni
cambieranno sulla terra per la mia afflizione. [8] Allora io comanderò all'abisso: esso
uscirà e si precipiterà sulla terra e i depositi delle acque celesti usciranno e si
precipiteranno sulla terra in una grande materia secondo la prima materia [9] e tutta la
costituzione della terra perirà e tutta la terra sarà scossa e sarà privata della sua saldezza
da quel giorno. [10] Allora io preserverò Noé, figlio primogenito di tuo figlio Lamech e farò
sorgere dal suo seme un altro mondo e il suo seme durerà nei secoli. [11] Matusalemme,
levatosi dal suo sonno, si afflisse grandemente del sogno. Chiamò tutti gli anziani del
popolo e raccontò tutto quanto gli aveva detto il Signore e la visione di ciò che gli era
apparso dal Signore. [12] Il popolo s'afflisse della sua visione e gli rispose: "Il Signore ha il
potere di fare secondo la sua volontà e ora fa tutto come il Signore ti ha detto". [13]
Matusalemme chiamò Nir, il secondo figlio di Lamech e lo rivestì con le vesti del
sacerdozio di fronte a tutto il popolo e lo pose a capo dell'altare e gli insegnò tutto quanto
(doveva) fare tra il popolo. [14] Matusalemme disse al popolo: "Ecco Nir, egli sarà di fronte
a voi, da questo giorno, la guida dei principi". [15] Il popolo rispose a Matusalemme: "Lo
sia per noi e sia la parola del Signore, come l'ha detta a te". [16] Mentre Matusalemme
parlava al popolo, il suo animo si turbava e piegò le ginocchia e stese le sue mani al cielo e
pregò il Signore e mentre egli pregava, il suo spirito uscì. [17] Nir e tutto il popolo si
affrettarono e costruirono un sepolcro per Matusalemme e posero per lui l'incenso e la
canna e molte cose sacre. [18] Nir e il popolo andarono, sollevarono il corpo di
Matusalemme e lo posero nel sepolcro che gli avevano costruito e lo ricoprirono. [19] Il
popolo disse: "Benedetto é stato Matusalemme (davanti) al volto del Signore e di fronte a
tutto il popolo". Di là si riunirono e Nir disse al popolo: "Affrettatevi oggi, portate il
montone e il toro e la tortora e la colomba, affinché sacrifichiamo (davanti) al volto del
Signore e rallegratevi oggi e poi andate nelle vostre case". [20] Il popolo ascoltò Nir il
sacerdote, si affrettarono e condussero (gli animali) e li legarono a capo dell'altare. [21] Nir
prese il coltello del sacrificio e sacrificò (davanti) al volto del Signore. [22] Il popolo si
affrettò e fece (ciò che doveva) e gioì; (davanti) al volto del Signore tutto il giorno
glorificarono il Signore Dio salvatore di Nir e di fronte al popolo. Da quel giorno ci fu pace
e ordine su tutta la terra nei giorni di Nir, per02 anni. [23] Dopo questo il popolo si
allontanò dal Signore e cominciarono a essere invidiosi l'uno dell'altro e popolo si sollevava
contro popolo e nazione si levò in guerra contro nazione [26] e ci fu grande turbolenza. Nir,
il sacerdote, l'udì e si afflisse grandemente e disse nel suo cuore: "Il tempo é giunto, piaccia
a Dio e la parola che il Signore ha detto a Matusalemme, padre di mio padre".
LXXI
[1] Ecco, la moglie di Nir, Sofonim , essendo sterile non aveva generato (figli) a Nir. [2]
Sofonim era al tempo della vecchiaia e nel giorno della morte e concepì nel suo grembo e
Nir il sacerdote non aveva dormito con lei dal giorno nel quale il Signore lo aveva posto di
fronte al popolo. [3] Sofonim ebbe vergogna e si nascose tutti i giorni e nessuno del popolo
lo venne a sapere. [4] Era al giorno del parto e Nir si ricordò di sua moglie e la chiamò da
lui nella (sua) casa per conversare con lei. [5] Sofonim andò da suo marito ed ecco, era
gravida al tempo del parto. [6] Vedendola, Nir si vergognò grandemente di lei e le disse:
"Perché hai fatto questo, o donna, e mi hai svergognato di fronte a tutto il popolo? Ora
vattene da me, va dove hai concepito la vergogna del tuo ventre, perché io non insudici le
mie mani su di te e pecchi (davanti) al volto del Signore". [7] Sofonim rispose a suo marito,
dicendo: "Ecco, o mio signore, il tempo della mia vecchiaia e non c'é stato in me l'ardore
della giovinezza e non so come é stata concepita l'indecenza del mio grembo". [8] Nir non
la credette e Nir le disse una seconda volta: "Vattene da me, perché non ti colpisca e pecchi
(davanti) al volto del Signore". [9] Accadde che mentre Nir parlava a sua moglie, Sofonim
cadde ai piedi di Nir e morì. [10] Nir si afflisse grandemente e disse nel suo cuore: "Le é
forse successo per la mia parola?". [11] E ora, misericordioso (é) il Signore eterno, perché
la mia mano non é stata su di lei". [12] Nir si affrettò e chiuse la porta della sua casa e andò
da suo fratello Noé e gli raccontò tutto ciò che era successo a sua moglie. [13] Noé si
affrettò verso la camera di suo fratello e l'aspetto della moglie di suo fratello (era) nella
morte e il suo ventre (era) nel tempo del parto. [14] Noé disse a Nir: "Non essere afflitto,
Nir, fratello mio, perché il Signore oggi ha coperto la nostra vergogna, perché nessuno del
popolo lo sa e [15] ora affrettiamoci, seppelliamola e il Signore coprirà la nostra onta". [16]
Posero Sofonim su un letto, la rivestirono di vesti nere, chiusero la porta e scavarono
tombe in segreto. [17] Quando furono usciti verso la sua tomba, il fanciullo uscì dal
cadavere di Sofonim ed era seduto sul letto. Noé e Nir entrarono per seppellire Sofonim e
videro il fanciullo seduto presso il cadavere, che stava asciugando il suo vestito. [18] Noé e
Nir si spaventarono molto: il fanciullo era infatti compiuto nel corpo, parlava con la sua
bocca e benediceva il Signore. [19] Noé e Nir lo guardarono molto, dicendo: "Questo
(viene) dal Signore, fratello mio". Ed ecco il sigillo del sacerdozio (era) sul suo petto ed
(era) glorioso d'aspetto. [20] Noé disse a Nir: "Fratello, ecco che il Signore rinnova la
dimora della santificazione dopo di noi". [21] Nir e Noé si affrettarono e lavarono il
fanciullo e lo rivestirono delle vesti del sacerdozio. Nir gli diede i pani benedetti ed egli
mangiò. E lo chiamarono col nome di Melchisedec. [22] Noé e Nir presero il corpo di
Sofonim, la svestirono delle vesti nere, lavarono il suo corpo e la vestirono di vesti
luminose e scelte e le costruirono un'altra tomba. [23] Noé, Nir e Melchisedec andarono e
la seppellirono pubblicamente (e) onorevolmente. Noé disse a suo fratello: "Custodisci il
fanciullo in segreto fino al tempo (favorevole), perché il popolo é diventato malvagio su
tutta la terra e, vedendolo, in qualche modo lo faranno morire". Noé andò al suo luogo.
[24] Ed ecco tutte le iniquità su tutta la terra nei giorni di Nir. [25] Nir si affliggeva assai
più per il fanciullo, dicendo: "Che cosa farò di lui?". Tendendo le sue mani verso il cielo,
Nir invocò il Signore, dicendo: "Ahimé, o Signore eterno, tutte le iniquità si sono
moltiplicate sulla terra nei miei giorni e io comprendo che la nostra fine é vicina. [26] Ora,
Signore, che cos'é l'apparizione di questo fanciullo e qual é il suo destino e che cosa farò di
lui, perché non sia coinvolto con noi in questa distruzione?". [27] Il Signore udì Nir, gli
apparve in una visione notturna e gli disse: "Ecco, Nir, una grande perdizione ha già avuto
luogo sulla terra: non la soffrirò, né la sopporterò più. Ecco, io penso di far cadere in breve
giù sulla terra una grande distruzione; [28] ma per il fanciullo non preoccuparti, Nir,
poiché io tra poco manderò il mio arcangelo Michele e prenderà il fanciullo e lo deporrà nel
paradiso dell'Eden. [29] Non perirà con quelli che devono perire e io l'ho mostrato e sarà il
mio sacerdote dei sacerdoti nei secoli Melchisedec; io lo santificherò e lo trasformerò in un
grande popolo che mi santificherà". [30] Nir, levatosi dal suo sonno, benedisse il Signore
che gli era apparso, dicendo: "Benedetto il Signore Dio dei nostri padri, che non ha dato
biasimo al mio sacerdozio nel sacerdozio dei miei padri, perché la tua parola ha creato un
grande sacerdote nell'utero di Sofonim mia moglie. [31] Poiché io non avevo discendenza e
questo fanciullo sia al posto della mia discendenza ed egli diventerà mio figlio e tu lo
conterai con i tuoi servi, [32] con Sonfi e Onoch e Rusi e Milam e Seruch e Arusan, Nail ed
Enoc e Matusalemme e il tuo servo Nir [33] e Melchisedec sarà il capo dei sacerdoti in
un'altra stirpe. [37] So infatti che questa stirpe finirà nella confusione e che tutti periranno
e Noé mio fratello sarà conservato in un'altra stirpe per la procreazione e dalla sua stirpe
sorgerà un popolo numeroso e Melchisedec diventerà il capo dei sacerdoti in un popolo di
un regno che ti serve, o Signore.
LXXII
[1] Accadde che quando il fanciullo ebbe terminato quaranta giorni nella dimora di Nir, il
Signore disse all'arcangelo Michele : "Scendi sulla terra da Nir il sacerdote e prendi il
fanciullo Melchisedec che é con lui e ponilo nel paradiso dell'Eden in custodia. Infatti già si
é avvicinato il tempo e io lascerò andare tutte le acque sulla terra e perirà tutto ciò che c'é
sulla terra [2] e io lo rialzerò in un'altra stirpe e Melchisedec sarà il capo dei sacerdoti in
quella stirpe. [3] Michele si affrettò e volò giù di notte. Nir dormiva di notte sul suo letto e
Michele, apparsogli gli disse: "Così parla il Signore a Nir: Consegnami il fanciullo che ti ho
affidato". [4] Nir non riconobbe colui che gli parlava e il suo cuore era turbato: "Il popolo,
venuto a sapere del fanciullo, disse, lo prenderà e l'ucciderà? Poiché il cuore del popolo é
diventato malvagio davanti al volto del Signore". Rispose a Michele e disse: "Io non ho
(nessun) fanciullo e non riconosco chi parla con me". [5] Michele gli rispose: "Non temere,
Nir, io sono l'arcangelo Michele. Il Signore mi ha mandato ed ecco, io prenderò oggi il tuo
fanciullo e andrò con lui e lo deporrò nel paradiso dell'Eden". [8] Nir si ricordò del suo
primo sogno e credette e rispose a Michele: "Benedetto il Signore che ti ha mandato oggi
da me e ora benedici il tuo servo Nir e prendi il fanciullo e fa di lui tutto ciò che ti é stato
detto". [9] Gabriele prese il fanciullo Melchisedec quella notte sulle sue ali e lo depose nel
paradiso dell'Eden. [10] Nir si levò il mattino e andò in casa e non trovò il fanciullo. Nir ne
ebbe gioia e afflizione grandemente, perché aveva il fanciullo al posto di un figlio.
LXXIII
Al nostro Dio gloria sempre e adesso e ognora e nei secoli dei secoli. Amen.

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